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Una svolta. Nel 1338 si rappresentò per la prima volta il Re Mago nero

A. DÜRER, Adorazione dei Magi, 1504, olio su tavola, cm.99 x 113. 5, Firenze, Galleria degli Uffizi

A. DÜRER, Adorazione dei Magi, 1504, olio su tavola, cm.99 x 113. 5, Firenze, Galleria degli Uffizi

di Sandra Baragli

La gestualità e la cultura medioevale non erano uguali alle nostre, e i messaggi che le immagini trasmettevano in maniera immediata all’uomo di allora possono non essere interpretati in maniera corretta dall’osservatore di oggi. Conoscere il significati di alcuni gesti, simboli, metafore aiuta a dare a quelle raffigurazioni una vera e propria “voce”. Ed è ciò che si prefigge Chiara Frugoni nel suo ultimo libro, intitolato appunto La voce delle immagini. Pillole iconografiche dal Medioevo (Einaudi, 328 pagine). Per esempio, le immagini che giungono dall’Alto Medioevo possono sembrarci belle ma immobili; i volti, fino a tutto il XII secolo, non esprimevano i sentimenti: sono i movimenti delle mani e i gesti che “parlano” allo spettatore. Così scopriamo che la figura che si stringe il polso vuol significare un dolore profondo e potente, come la mano destra appoggiata alla guancia; che le mani incrociate sul petti sottolineano l’autorità del personaggio. Vi sono gesti che hanno origini antiche e gesti che sono figli della cultura medioevale, come l’inginocchiarsi e mettere le proprie mani giunte in quelle altrui ( il tipico atto di omaggio del vassallo al suo padrone, che può essere usato per rappresentare il terribile patto con il diavolo).

Miniatura dal Decretum Gratiani, XIII secolo

Miniatura dal Decretum Gratiani, XIII secolo

 

La lettura delle immagini è ricca di significati che vanno oltre i singoli gesti; spesso si tratta di simboli, situazioni che hanno radici nella storia – e ne costituiscono la diretta – espressione – o nello strutturarsi delle credenze religiose; e vanno ricercate nei testi, nelle opere di filosofi e prelati, nella Bibbia, nei Vangeli apocrifi, nella Leggenda Aurea. Un esempio Dapprincipio , i re Magi erano effigiati tutti e tre con la pelle bianca. A partire dal XII secolo, però, furono “delegati” a rappresentare le tre parti del mondo allora conosciute, venute a rendere omaggio al Bambino. Fu così che Giovanni Hildesheim nella sua Historia trium regum (scritta tra il 1338 e il 1375) “scurì” uno dei sapienti, Gaspare, facendone “l’Etiope nero”. Una “deviazione” eccezionale rispetto alla regola, in quanto il nero era considerato il “colore del demonio”, con tutte le connotazioni negative che è facile intuire.

Saper leggere i numerosi “segni” contenuti nelle immagini medioevali riesce insomma a trasformare una pittura, una miniatura o una scultura in un cero e proprio documento storico; esse prendono vita, e le opere conservate in un museo diventano “parlanti”.

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