Home / News / Walter Richard Sickert è Jack lo Squartatore? La tavolozza dell’assassino seriale
Se vuoi ricevere gratuitamente sulla tua bacheca gli articoli e i saggi di Stile Arte, clicca qui sotto "Mi piace".

l'armoire à glaceape

Walter Richard Sickert è Jack lo Squartatore? La tavolozza dell’assassino seriale


Il post-impressionista risulterebbe il principale indiziato degli omicidi di prostitute nella Londra di fine ’800. I riscontri compiuti  da Patricia Cornwell  portano in effetti  nelle vicinanze del suo studio. Le malattie, le ossessioni, la grafomania dell’artista, le lettere dell’assassino completate da disegni. Quegli alibi debolissimi tra pittura ed incursioni notturne

di Federico Bernardelli Curuz

Colori cupi, una stanza povera e disadorna, un’atmosfera irreale. La donna appoggiata al muro è parzialmente nascosta da un armadio a specchio che riflette un letto (qui l’artista, giocando con il riverbero, sembra voler indicare all’osservatore l’importanza del giaciglio all’interno della scena) e dall’ombra dello stesso che vela i tratti del viso.

Solo poche rapide pennellate raggrinziscono sul volto un’espressione triste. Gli occhi scavati, le sopracciglia inclinate e la bocca corrucciata, riprodotta con una semplice linea ricurva. Questi i tratti essenziali dello stile enigmatico di Walter Richard Sickert, pittore post-impressionista inglese, esploratore di interni inquietanti, che paiono dominati dall’aura del delitto.

Londra, 1888. Il Regno Unito viene scosso da una serie di efferati delitti che portano la firma di un certo “Jack The Ripper”. In tutto saranno cinque gli omicidi a lui attribuiti con quasi assoluta certezza, compiuti nel lasso di tempo compreso tra il 31 agosto del 1888 (data del ritrovamento del primo cadavere, quello di Mary Ann Nichols) e il 9 novembre dello stesso anno (coincidente con la scoperta del quinto e ultimo corpo, appartenente a Mary Jane Kelly).

Proprio in questo periodo vengono scritti i più famosi romanzi polizieschi e da loro prendono vita personaggi che rimarranno indelebili nella storia della letteratura. Arthur Conan Doyle pubblica, nel 1887, Uno studio in rosso, che celebra la nascita di Sherlock Holmes. Solo un anno più tardi Robert Louis Stevenson produce un altro capolavoro, Lo strano caso del Dottor Jekyll e di Mr. Hyde. Sono entrambi romanzi che permettono di calarci in una Londra di fine Ottocento dove è ancora vivo uno spirito romantico, dove domina il tema del rapporto tra irrazionalità, follia, sogno e razionalità delle indagini, dove, al contempo, inizia a farsi strada la corrente realista, attenta a rappresentare le varie sfaccettature della realtà in modo oggettivo, vero o verosimile.

Ancora più suggestivo – considerate quelle sue figure circondate da un alone di malattia e di perversione, nonché alcuni particolari biografici che non parrebbero semplici coincidenze – è supporre che Walter Sickert sia “Jack lo Squartatore”. Patricia Cornwell si dice sicura che il pittore e lo squartatore fossero la stessa persona. E questa certezza domina il romanzo Ritratto di un assassino, un apparato investigativo atto a smascherare il misterioso omicida seriale. Per riuscire ad “incastrare” Sickert, la scrittrice statunitense ha acquistato la scrivania dell’artista e 32 quadri – uno dei quali è stato completamente distrutto nel vano tentativo di ritrovare tracce di Dna – ed ha assoldato un team di esperti in indagini investigative, spendendo alcuni milioni di dollari, senza in realtà trovare alcuna prova schiacciante.

 

Walter Sickert, L’olandese

Walter Sickert, L’olandese

Il carattere e il tipo di vita del pittore sembrerebbero comunque avvalorare le accuse della Cornwell. Walter Sickert (31 maggio 1860 – 22 gennaio 1942), infatti, sin da piccolo accusava problemi psicologici in parte derivanti – secondo Ruben De Luca, autore del libro Omicida e artista, del quale parliamo più diffusamente nelle pagine successive – dal fatto che “la presenza di una figura paterna ingombrante – Oswald Adalbert Sickert, ricco di talento, fu pittore, scrittore di musiche e poesie – abbia costituito un modello di riferimento altamente ansiogeno per il giovane Walter, che dovette considerarlo un esempio irraggiungibile”.

 

Inoltre Sickert aveva da sempre dimostrato di possedere un carattere difficile. Ragazzo vivace e bravo a scuola – dove eccelleva in particolar modo nell’educazione artistica -, era spesso litigioso e non sopportava ordini e disciplina. Patricia Cornwell ripone grande importanza su un altro indizio: una malformazione agli organi genitali che lo costrinse a sottoporsi a tre interventi chirurgici e a lunghe degenze in ospedale, nell’arco di cinque anni, a causa della diagnosticata ipospadia (malformazione congenita caratterizzata da un anomalo sbocco dell’uretra sulla faccia inferiore del pene, in una zona che va dal glande alla radice del pene stesso). Tali problemi fisici avrebbero portato Sickert alla sterilità, un ulteriore trauma, difficilmente superabile. Da adulto, come sostiene il criminologo De Luca, egli abitò in un appartamento “dove, secondo la padrona di casa, viveva Jack lo Squartatore all’epoca dei delitti. (…) La donna ne conosceva l’identità: sarebbe stato uno studente di veterinaria. (…) Sickert sosteneva addirittura che la donna gli avesse rivelato il nome, ma lui non lo ricordava più(anche se Sickert era noto per la memoria fotografica e la straordinaria capacità di ricordare anche i più piccoli dettagli)”. Risulta a questo proposito che, nel 1907, il pittore abitasse in un appartamento a Mornington Crescent e che, a pochissima distanza da quel luogo, fosse stato trovato il corpo di una prostituta con la gola tagliata.

L’omicidio

L’omicidio

Indizi di colpevolezza sembrerebbero emergere anche dall’apparato iconografico dell’artista inglese. Sin da giovane Sickert è affascinato dalla violenza e dal senso dell’orrido. Nei dipinti compaiono infatti pentoloni contenenti persone bollite vive, oppure scene di donne maltrattate e seviziate; esiste, inoltre, un disegno con una figura femminile torturata, legata ad una sedia e trafitta mortalmente al petto da una lama, mentre dal volto dell’aguzzino sfugge un sorriso maligno.

Nel 1883 il promettente pittore lavorò a Parigi con Degas; tre anni dopo si fece notare  come ritrattista, ed in questo periodo perfezionò il suo stile, che privilegiava la rappresentazione del vero. Era facile incontrare l’artista mentre vagava per Londra con in mano bozzetti

– realizzati al momento – di edifici, di scorci di strade e di passanti. Ma tali opere molto spesso riportavano pure crude immagini di braccia mutilate o di teste decapitate in una raggelante espressione di morte, che Walter probabilmente disegnava per un piacere personale.

Dopo aver aderito al New English Art Club, e dopo esser diventato il capogruppo degli Impressionisti inglesi (1888), fondò, nel 1905, il Camden Town Group, un movimento postimpressionista che prediligeva scene tratte dal reale e una tavolozza di colori cupi dove ricorrevano soprattutto figure di nudi, collocati in locali disadorni e freddi (del resto, la frequentazione di Degas implicava l’utilizzo di tinte ribassate e un interesse per interni morbosi).

Walter Sickert, L’armoire à glace

Walter Sickert, L’armoire à glace

Proprio da alcune opere risalenti a quest’ultimo periodo di Sickert, la Cornwell trova vari spunti di indagine. La scrittrice, infatti, collega con un sottile filo uno schizzo del 1903 dal titolo Due studi della testa di una donna di Venezia, il dipinto Nuit d’été (1906) e una fotografia di Mary Ann Nichols, prima vittima del famoso “Jack”, scattata nella camera mortuaria.

I tre soggetti rivelano una sospetta somiglianza. Nel bozzetto compare solo una testa con gli occhi fissi, quasi intenti a contemplare l’infinito, mentre all’altezza della gola scorre un linea scura che potrebbe indicare il taglio eseguito dall’assassino (l’autopsia del cadavere di Mary Ann rivela che la gola è stata recisa fino quasi alla decapitazione; il taglio, infatti, è talmente profondo da intaccare le vertebre del collo). Il dipinto del 1906 raffigura una donna che giace su un letto di ferro battuto; qui, oltre alla somiglianza fisica, ad incuriosire è il titolo del quadro, Notte d’estate: ed è proprio d’estate che viene ritrovato il corpo della sventurata (31 agosto 1888). Inoltre, sempre secondo la Cornwell, le foto delle persone uccise, “macabre e degradanti, servivano ad identificare le vittime e non erano accessibili al pubblico. Chi non prendesse parte alle indagini poteva conoscere l’aspetto del cadavere di Mary Ann Nichols in un solo modo: vedendolo mentre era nella camera mortuaria (anche se ciò non gli avrebbe permesso di cogliere l’espressione del volto o le ferite, in quanto la vittima era coperta fino sopra al collo, accorgimento attuato per nascondere le tracce dell’efferato atto) o sulla scena del delitto”.

Procedendo con un ragionamento all’inverso, anche l’“epistolario” dello “Squartatore” sembra chiamare in causa Sickert. Il serial killer, infatti, era solito tempestare di lettere ironiche e autocelebrative i commissariati di polizia; risulta che pure il pittore inglese fosse un accanito estensore di messaggi, anche di irrilevante importanza, che spediva in grande quantità ad amici e conoscenti. Le missive dell’assassino, inoltre, venivano molto spesso scritte su carta da disegno, ed erano “impreziosite” da schizzi – realizzati a pennello o con una matita – che rivelavano una certa abilità artistica. Un indizio forse più importante riguarda l’analisi dei timbri postali londinesi di alcune lettere di “Jack”, spedite tra il 20 ottobre e il 20 novembre 1898. Sickert, in questo periodo, doveva essere sicuramente nella capitale, in quanto presente all’anteprima di un’esposizione di opere a pastello presso il Grosvenor Hotel. Un’ulteriore coincidenza che sembrerebbe incastrare il pittore.

Non si ha dunque la certezza che Walter Sickert, accusato dalle sue stesse creazioni, possa essere l’alter-ego del leggendario “Jack lo Squartatore”, e tale dubbio continua ad avvolgere l’immagine dell’uno e dell’altro in una spessa coltre di mistero.

x

Ti potrebbe interessare

F. HAYEZ, I profughi di Parga, 1831, olio su tela, 201 x 290 cm, Brescia, Pinacoteca Tosio Martinengo

Vade retro, Romantico

a manzoni copertina

Marco Manzoni primo premio assoluto al Nocivelli 2016. L’intervista