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Angelo Inganni – Piccoli spazzacamini. A loro è concesso solo il “cibo di strada”. Pesce fritto e patatine

Con consumata abilità tecnica e inventiva, il pittore bresciano assicurò l’evoluzione dei quadri di genere che avevano per soggetto i lavoratori-bambini, laceri e sporchi ma puri di cuore

Il dipinto di Angelo Inganni che mostriamo qui in fotografia, prima e dopo l’intervento di restauro conservativo, appartiene alla tipologia delle opere conosciute come “scene di genere”. Quello dello spazzacamino fu un soggetto emblematico della pittura di genere nella Milano romantica della prima metà dell’Ottocento. Esordì nel 1832 grazie a Giuseppe Molteni, apprezzato artista conteso dall’aristocrazia e dalla borghesia meneghine, e divenuto così famoso da essere chiamato a Vienna per eseguire il ritratto dell’imperatore Ferdinando I. Molteni scelse lo spazzacamino come il simbolo di una pittura che voleva confrontarsi, allargando i limiti della disputa romantica con la rappresentazione di figure emarginate rispetto al consenso sociale. Il racconto della misera realtà di un fanciullo, che lascia i campi o la montagna per praticare in città l’unico lavoro possibile (cioè, intrufolarsi nei camini delle case signorili), con gli abiti laceri, il volto coperto di fuliggine ma l’innocenza del cuore, colpì e impressionò critica e pubblico alle esposizioni braidensi di quegli anni.

Inganni, su richiesta del conte Camillo Brozzoni, già proprietario di un piccolo tondo del Molteni, creò nel 1843 il primo di una fortunata serie di spazzacamini, che incontrarono a Brescia il medesimo successo ottenuto a Milano da Molteni. In seguito, il nostro pittore si rese protagonista di un’evoluzione del tema. Se inizialmente lo spazzacamino era infatti effigiato solo, con i suoi stracci e gli strumenti della fatica, nell’anno in cui fu realizzata l’opera qui proposta, il 1873, osserviamo che il tema è stato ampiamente sviluppato con l’inserimento di particolari aggiuntivi che rendono la composizione più accattivante; l’impianto scenografico è più “familiare”, e dà la possibilità all’artista di mettere in risalto la propria abilità tecnica.

In questa seducente teletta, il giovane spazzacamino è ritratto seduto sul gradino d’ingresso, mentre attira l’attenzione di un corpulento tacchino che spera di ottenere qualche briciola del suo cibo. Ma al tempo stesso è un rilievo sociale. Il piccolo spazzacamino può solo mangiare pesce fritto e patate, cibo di strada, mentre il tacchino è cibo padronale.L’opera, un olio su tela di piccola dimensione (36×27,5 cm), firmata e datata, giungeva in laboratorio presentando un appesantimento chiaroscurale causato dall’ossidazione della vernice protettiva. L’intervento di restauro conservativo si è basato principalmente sull’asportazione della vernice ingiallita e sul corretto tensionamento della tela, leggermente allentata. Si è dato inizio alle operazioni con il consolidamento preventivo della pellicola pittorica tramite una resina termoplastica a bassa percentuale stesa a caldo sul retro della tela. Successivamente si è proceduto alla rimozione della vernice ingiallita, impiegando un solvente idoneo a base di esteri disperso in un’emulsione a base cerosa, ed apposto ad impacco sulla superficie con un pennellino morbido, con un tempo di applicazione di trenta secondi circa. La “pappina” è stata poi rimossa mediante tamponcini di cotone imbevuti in terpene, con i quali si raccoglieva il sedimento. Terminata questa delicata operazione, ad avvenuta evaporazione dei solventi il quadro è stato tensionato correttamente agendo sulla battitura dei tensori del telaio. L’intervento di restauro conservativo si è concluso con la verniciatura protettiva, per la quale è stata utilizzata una resina chetonica a base di cicloesanone con filtro UV, stesa a nebulizzazione sulla superficie pittorica.

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