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Arcimboldo esplosivo. 250 opere antiche o contemporanee creano un parco delle meraviglie

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“Voi che pel mondo gite errando,
vaghi di vedere meraviglie alte e stupende
venite qua, dove son faccie orrende
elefanti, leoni, orsi, orchi et draghi”.

Questa iscrizione destinata ai camminatori del giardino delle sculture fantastiche di Bomarzo potrebbe altrettanto accogliere i visitatori della mostra Face à Arcimboldo presentata al Centre Pompidou-Metz e aperta fino al 22 novembre 2021.
Nata da un dialogo tra l’artista Maurizio Cattelan e Chiara Parisi, direttore del Centre Pompidou-Metz e curatrice della mostra con Anne Horvath, la mostra Face à Arcimboldo propone una visita unica, al contrario di ogni cronologia, nei meandri del pensiero di questo misterioso pittore del Cinquecento, evidenziando l’attualità del suo vocabolario.

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Mentre i ritratti compositi di Arcimboldo sono oggi universalmente conosciuti, la ricchezza e la diversità del suo lavoro resta da scoprire. Giuseppe Arcimboldo (1526-1593) è un inventore e un pensatore le cui riflessioni e opere vanno oltre la questione della rappresentazione del volto nella pittura. La mostra sottolinea quanto il suo lavoro abbia permeato la storia dell’arte per cinque secoli e getta luce su molti dibattiti filosofici e politici attuali.
Oltre al carattere eccezionale dell’esposizione delle famose Stagioni, il focus è sulle sue opere più sorprendenti: le vetrate che ha creato all’inizio della sua carriera per il Duomo di Milano, i disegni a penna e tempera blu della Galleria degli Uffizi per le feste e i tornei della corte asburgica, così come Il Bibliotecario, che colpisce per il suo linguaggio profondamente concettuale. Face à Arcimboldo è stato immaginato in linea con la prima mostra dedicata all’artista in Italia, a Palazzo Grassi a Venezia nel 1987, Effetto Arcimboldo. Trasformazioni facciali nel XVI secolo e nel XX secolo.
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Il nucleo di Arcimboldo e dell’arcimboldismo viene poi letto nell’eredità rimasta nell’arte attuale, attraverso gli occhi di 130 artisti, la cui scelta è stata guidata dall’influenza – presunta, inconscia o fantasticata – che il maestro lombardo esercita sul loro pensiero e sulla loro arte. Ognuna delle 250 opere in mostra porta l’impronta della libertà creativa di Arcimboldo e segue un filo conduttore che attraversa i secoli fino ai giorni nostri.

Progettata in cemento cellulare, la scenografia degli architetti Berger&Berger suggerisce la mappatura di una cittadella in cui si scontrano generazioni, geografie e medium.
Entrando nella Grande Nave del Centre Pompidou-Metz, il visitatore si confronta con l’esperienza dell’installazione di Mario Merz, ricomposta nelle sue tre parti per la prima volta dal 1987 – Omaggio ad Arcimboldo, Cono e la Table de Chagny – dove la frutta e le verdure si susseguono, secondo i giorni. La Testa VI (1949) di Francis Bacon è vicina ai collage di Hannah Höch, Anders (Brighton Arcimboldo) (2005) di Wolfgang Tillmans è accanto allo Studio nelle Catacombe di Palermo (1924) di Otto Dix, Senza titolo (# 155) (1985) di Cindy Sherman è in dialogo con La Poupée (1935-1936) di Hans Bellmer. Altrove, gli affreschi di Pompei illuminano le maschere della bottega in cui James Ensor trascorse la sua vita.

Con le sue ampie aperture, il percorso architettonico permette di attraversare le nuove creazioni di Fernando e Humberto Campana, la monumentale fontana fosforescente Hills and Clouds (2014) di Lynda Benglis, l’imponente Guardiano del giardino (XVII secolo), l’unico arcimboldesco esistente scultura, o il gabinetto segreto di Praga del leggendario regista surrealista contemporaneo Jan Švankmajer. Più avanti, il ritratto di Antonietta Gonzalez (1594-1595) di Lavinia Fontana, il video di Pierre Huyghe, Untitled (Human mask) (2014) e i ritratti di Zoe Leonard intorno alla donna barbuta del Museo dell’Orfila (1991).
Come i surrealisti – che hanno riconosciuto nella figura di Arcimboldo una fonte inesauribile di ispirazione, e che sono presenti in mostra con una selezione di capolavori, in particolare dalle collezioni del Centre Pompidou – anche questo faccia a faccia con Arcimboldo è portato fino alla scena contemporanea. Le opere di Kerstin Brästch, Felix Gonzàlez-Torres, Rashid Johnson, Ewa Juszkiewicz, Cally Spooner, Hans-Peter Feldmann o Ed Ruscha, a loro volta testimoniano l’importanza della visione di Arcimboldo nella formazione di generazioni di artisti, del passato come del presente.
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Nel Forum del Centre Pompidou-Metz, l’installazione “Il desiderio catturato dalla maschera”, creata appositamente per la mostra da Annette Messager, si sviluppa come una farandola di animali mascherati che manifesta il bizzarro e l’ignoto, il terribile e il seducente, e apre una riflessione sull’ibridazione.
Nella sua passeggiata al ritmo di scontri inaspettati, il visitatore è invitato a sperimentare, in modo intuitivo, i paradossi tra esseri umani e animali, piante e minerali, il naturale e l’artificiale, la brutalità e la raffinatezza, l’invenzione e la nostalgia, il radicamento e la voglia di partire (e ripartire). Estremi che appaiono oggi più che mai necessari, come lo spirito di Arcimboldo, per poter navigare nel complesso universo della creazione artistica.

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