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Bilancio dell’anno leonardiano, tra uccelli e grande nibbio, bolle speculative e nuove strade di ricerca

di Roberto Manescalchi

Credo che Leonardo sia famoso, nell’immaginario collettivo, per aver provato, prima di chiunque altro, a dare corpo e senso al sogno dell’uomo di potersi librare in volo come gli uccelli. Dal mito classico di  Icaro che comunque è destinato irrimediabilmente a cadere all’uomo che finalmente può decollare, volare ed atterrare il passo non è stato né corto né facile, ma dopo Leonardo tutto è stato certamente diverso.

“Questo scriver si distintamente del nibbio par che sia mio destino, perché nella prima ricordazione  della mia infanzia e mi parea che, essendo io in culla, un nibbio venissi a me e mi aprissi la bocca colla sua coda e molte volte mi percuotessi con tal coda dentro le labbra.”

(Codice Atlantico, foglio 186v)

Come tutti, o quasi, sanno questo appunto di Leonardo diede luogo nel 1910 ad una masturbazione mentale del padre della psicoanalisi Sigismund Schlomo Freud (più noto come Sigmund Freud) che scrisse il famosissimo saggio: “Eine Kindheitserinnerung des Leonardo da Vinci”  (ricordo d’infanzia di Leonardo). Già prima del saggio il trapanacervelli austriaco la sera del 17 ottobre 1909 in una lettera all’amico e collega Carl Gustav Jung scrisse: “Da quando sono tornato (dall’America e il luogo è significativo) ho avuto un idea. Il mistero del carattere di Leonardo mi è divenuto improvvisamente trasparente.” (Sic!) Ovviamente abbiamo letto il saggio una quarantina (abbondante) d’anni fa. Da allora continuiamo a non condividere niente di quanto c’è scritto e da allora un dubbio amletico ci affligge: non aveva capito niente lui (Freud) o non capiamo un cazzo noi che dopo cinquant’anni di studio… della mente di Leonardo non sappiamo ancora niente e niente abbiamo compreso? Sappiamo solo che non ci siamo stesi mai in un lettino. Neanche quello della massaggiatrice… minimo letto alla francese e, possibilmente, con una bella donna… fate voi!

Di sicuro seghe mentali non se l’è fatte Eduardo Zanon che tra le pagine del ‘codice sul volo degli uccelli’ della Biblioteca Reale di Torino ha isolato dei particolari sparsi nei vari fogli ed apparentemente slegati e insignificanti, ma che una volta sul suo tavolo di lavoro gli hanno permesso la visione d’insieme del ‘Grande Nibbio’ e la sua possibile ricostruzione. Semplice vero? Semplice come l’uovo di Colombo ed altrettanto geniale. Zanon nel 2005, insieme a Mario Taddei e Massimiliano Lisa aveva fondato a Milano Leonardo3 di cui credo sia tuttora il Direttore Scientifico. Quel che è certo che oggi possiamo ammirare all’interno delle sale dell’esposizione la fantastica ricostruzione di una delle più strabilianti macchine di Leonardo e questa è certamente l’idea e lo studio che maggiormente hanno reso omaggio al genio nel corso degli ultimi anni (Fot. 1, 2).

Fot. 2

Detto del Grande Nibbio, noi che non siamo affatto modesti (chi è modesto spesso ha ottimi motivi per esserlo) passiamo ad autocelebrarci con le nostre scoperte del 2004/5 su Leonardo ed il suo secondo soggiorno fiorentino all’Annunziata. Per restare nel tema del volo la scoperta di un uccellino in picchiata che era precluso agli allievi di Leonardo quand’anche avessero avuto in sorte di vedere gli schizzi e gli appunti del maestro dedicati agli studi sul volo degli uccelli. A parte la squisita fattura e lo sfumo tipico di Leonardo in quel piccolo lacerto di affresco, assolutamente autografo, il genio da Vinci ha avuto l’ardire di dipingere anche il concetto di attrito e la cosa era certamente preclusa a qualsivoglia membro di bottega per evidente e manifesta qualità d’intelletto. La foto dell’uccello in picchiata (Fot. 3) da noi scoperto ebbe la prima pagina del New York Time del Week End di sabato 15 gennaio 2005.

Fot. 3

Molte altre furono le cose evidenziate in quel lontano studio.  Cui è seguito poi il recupero di conoscenza di quello che, praticamente sconosciuto alla letteratura – ma non a Vasari che gli dedica una vita – si è poi rivelato essere l’allievo più importante e raffinato di Leonardo: Morto da Feltre. A Morto da Feltre abbiamo già dedicato due studi: ‘Gioconda’ (nelle sue grottesche affrescate nella cella di Maestro Valerio all’Annunziata e da noi riscoperte nel 2004 abbiamo evidenziato, nel 2017, due ritratti in monocromo con gli stessi tratti somatici della modella ritratta da Leonardo ed oggi al Louvre. Lo studio è stato presentato anche a Londra e l’evento è stato pubblicizzato dalla Royal Accademy tra gli eventi culturali dello scorso ottobre londinese, Fot.4 )

Fot.4

e ‘Morto da Feltre: di una Venere tra Leonardo e Giorgione’, del 2019 (analisi di una pittura che per la prima volta, nella Storia dell’Arte, propone la rifrazione di un particolare anatomico -il piede della Venere, appunto, immerso nell’acqua-, Studio presentato al Museo Diocesano di Feltre, sempre nello scorso Ottobre, Fot. 5).

Fot. 5

Un terzo studio sul viaggio dipinto, forse nella sua casa o studio di Feltre, da lui compiuto nel corso di una vita, il primo in narrazione affrescata -seconda decade del Cinquecento-, di cui si abbia conoscenza è in corso di pubblicazione nel momento in cui scriviamo*

Ai nostri vanno poi aggiunti, sempre frutto dell’operare del Centro Studi su Leonardo di questa rivista, le scoperte sulle criptofigure in alcuni dipinti di Leonardo (alcune su Gioconda già pubblicate) operate da Maurizio Bernardelli Curuz. Le ricerche che muovono da alcune scoperte e puntualizzazioni su dipindi di Caravaggio erano tese alla ricerca di possibili matrici leonardiane, puntualmente confermate, nell’operare di Michelangelo Merisi cfr.:

https://www.stilearte.it/caravaggio-ce-un-angelo-dietro-la-finestra-la-scoperta-di-nadia-scardeoni-apre-nuove-strade-di-ricerca/

https://www.stilearte.it/roberto-1/

https://www.stilearte.it/inedito-immagini-nascoste-nella-gioconda-di-leonardo-perche-chi-sono-questi-personaggi/

Degne di nota e foriere di felici ulteriori sviluppi sono certamente le ricerche sul Leonardo Botanico operate da F.ritjof Capra e Stefano Mancuso sostenute e promosse da Aboca Spa. di cui abbiamo già detto nell’articolo precedente dedicato alle esposizioni in occasione delle celebrazioni del quinto centenario della morte di Leonardo.

Una menzione meritano anche gli studi su alcune mappe della Collezione Reale di Winsor Castle ricondotte per la prima volta e correttamente da Giovanni Cangi al territorio Altotiberino cfr:

https://www.stilearte.it/leonardo-cartografo-la-valtiberina-e-la-piana-della-battaglia-danghiari/

e ci sarebbe anche il nostro studio che amplia con una nuova scena la parte centrale della ‘Battaglia di Anghiari’ che conoscevamo attraverso lo splendido cartone di Pieter Paul Rubens e poche altre copie minori cfr.:

https://www.stilearte.it/leonardo-scoperta-una-nuova-scena-della-battaglia-danghiari-lo-studio-di-manescalchi/

Ampio spazio hanno poi dedicato recentemente i media alla presunta scoperta, operata da Roberto Concas già direttore del Musei Nazionali di Cagliari di un algoritmo che spiegherebbe presunti errori e incongruenze nel disegno di Leonardo del famosissimo ‘Uomo Vitruviano’(Fot.6).

Fot.6

Alla ricerca costante di equilibrio e di perfezione non discutiamo del fatto che Leonardo abbia potuto creare un qualcosa che in qualche modo ad una analisi odierna sia compatibile con un ritmo algebrico, ma certamente il genio da Vinci l’algebra non sapeva neanche dove stava di casa. In tre nel 1506 si trovarono a discutere di prospettiva a Bologna sulla base del ‘De Perspectiva Pingendi’ di Piero della Francesca. I tre: Leonardo, Luca Pacioli (aveva il manoscritto di Piero) e Albrecht Dürer (già il miglior prospettico a nord delle Alpi) e in tre niente capirono della trattazione pierfrancescana che in forma semplificata verrà spiegata solo tre secoli, abbondanti, dopo da Gaspard Monge e Jean Victor Poncelet (Napoleone li aveva inviati a depredare l’Ambrosiana dei manoscritti più preziosi -ricordiamo il Codice Atlantico poi tornato e, tra quelli non tornati almeno una copia del De Perspectiva Pingendi da cui i due hanno attinto, senza citare, a piene mani… la teoria delle proiezioni ortogonali non è loro!).

Fot.6

La fotografia che mostra il confronto tra il disegno di Piero della Francesca a sx e l’appunto di Leonardo a dx testimonia il come il Genio da Vinci navigasse nel buio più totale (omettiamo per pura pietosa analoghe rappresentazioni del Pacioli e del Dürer.

 

I tre di cui abbiamo già detto assieme non capivano niente di geometria (erano uomini eccezionali, ma del loro tempo) figuriamoci di algebra. Comunque, per quanto scettici, sospendiamo il giudizio fino all’uscita dei due tomi di studio annunciati da Concas per i tipi di Giunti ci pare (ovviamente saremo ben felici di ammettere, nel caso, il nostro errore di valutazione).

Ultimo lo studio, da pochi giorni pubblicizzato dai media, della solita università americana sulla sfera del Salvator Mundi (Fot.8) che Leonardo avrebbe realizzato cava.

Fot.8

Ci pare il solito studio sulla sostituzione maniacale e perfetta della ruota anteriore sinistra da parte di chi non sa niente di come è fatta e di come deve essere sostituita quella posteriore destra. Ben venga ci mancherebbe che se non ci fossero gli americani andrebbero inventati, ma in my opinion beninteso, il Salvator Mundi è e resta di Boltraffio cfr.:

https://www.stilearte.it/?s=manescalchi+salvator+mundi

e Boltraffio che non è Leonardo non sapeva di certo la differenza che passa tra vuoto e cavo che poi, a ben disquisire, l’unico ad aver letto il De Aspectuum Diversitate, una particolarissima opera di Euclide che tratta della diffusione della luce su mezzi e corpi diversi fu, ancora lui, il solito Piero della Francesca (il più grande matematico del suo tempo oltre che inimitabile artista) che la cita ben sette volte nel suo trattato principe. L’opera l’unica copia conosciuta si trovava nella biblioteca di Federico II da Montefeltro e da li è transitata direttamente nella Biblioteca Apostolica Vaticana (ancora manoscritta e mai pubblicata con il numero di inventario: Urb. Lat. 1329, Fot.9, – noi l’abbiamo in archivio in microfilm dagli anni 70 del secolo scorso grazie alla squisita cortesia dell’allora Prefetto dell’Apostolica-).

Fot.9

Non l’hanno letta gli Americani che però grazie al loro pc sembra abbiano saputo le esatte dimensioni della sfera, l’esatto spessore del vetro, e la distanza precisa del centro della sfera dal cuore del Cristo. Il tutto, forse, a partire dalle dimensioni dell’altezza del Salvatore testimoniata da Lazzaro che dopo il fatidico: “alzati e cammina” sembra sembra si sia effettivamente alzato e potrebbe averlo visto in piedi e ne conoscesse l’esatta statura?) ovviamente neanche gli altri aventi causa hanno mai letto l’opera di Euclide… non la conosceva Leonardo e figuriamoci l’onesto e mediocre copista Boltraffio!

Stendiamo un velo pietoso sulla enorme quantità di studi pattume prodotti nell’anno di Leonardo con l’auspicio che dalle tonnellate di letame, oggi prodotte e che per il momento disturbano non poco gli studiosi seri, possa nascere un giorno almeno un fiore.

 

*gli ultimi due in collaborazione con Alessandro Fiorentino e con il Centro Studi su Leonardo di questa rivista.

 

 

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