Aneddoti sull’arte

Jacqueline Roque, l’ultima giovane moglie e musa di Picasso. La storia, il video

Jacqueline Roque, nata il 24 Febbraio 1926 nella Hauts de Seine, fu l'ultima moglie e musa di Picasso. Morì suicida - si tolse la vita con un colpo di pistola - il 15 ottobre 1986. Aveva sessant'anni. Jacqueline Roque aveva incontrato Picasso nel 1952. Lei usciva da un primo matrimonio e aveva una figlia, Catherine Hutin-Blay. L'artista attraversava un momento di grave tensione con Françoise Gilot che aveva appena lasciato con i loro due figli, Claude e Paloma. Jacqueline lavorava presso Madura, ceramista con il quale Picasso ha collaborato sin dal 1946. Lei incarnò negli occhi dell'artista maturo la perfetta bellezza delle donne spagnole, quelle con mantiglie, della sua infanzia. Fu un ritorno alle origini. All'imprinting sentimentale ed erotico. La relazione sfociò nel matrimonio (nel 1961) a Vallauris. Restarono uniti fino al 1973, anno della morte di Picasso. A lei sono dedicati circa 400 dipinti. E' sepolta, accanto al marito, nel castello di Vauvenargues

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I tormenti di Michelangelo e la sua lotta con le mani artritiche. Le malattie dell’artista

Le dite deformate a livello delle articolazioni, il volto schiacciato, il mancinismo, un volto fitto di rughe rivelano immediatamente il rapporto tormentato di Michelangelo con la vita. Una lunga ,operosa esistenza, contrassegnata da un'aggressitvità accesa nei confronti di avversari ed ostacoli. Come ostacolo fu, ma ampiamente dominato, il disturbo grave alle articolazioni minori della mano sinistra al qaule è stato dedicato uno studio di Davide Lazzeri, chirurgo estetico della Casa di Cura Villa Salaria a Roma, pubblicato dal Journal of the Royal Society of Medicine, e redatto con la collaborazione di alcuni colleghi, tra i quali Marco Matucci-Cerinic, reumatologo dell'Università di Firenze e Donatella Lippi, esperta di storia della medicina dello stesso ateneo

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Elisabetta Sirani fu avvelenata? Storia di una grande pittrice morta a 27 anni

Era figlia di Giovanni Andrea Sirani, assistente principale Guido Reni, ottimo pittore al quale il destino aveva riservato l'impossibilità di continuare a dipingere a causa di una forma di gotta che lo aveva colpito, oltre ai piedi, anche alle mani. Elisabetta, che si era formata nella bottega del padre, prese le redini dell'impresa paterna e la volse al femminile, chiamando a lavorare giovani colleghe, tra le quali la pittrice Ginevra Cantofoli

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Rosso Fiorentino – La disputa con i committenti, quei Santi che paiono diavoli

Resta certo il fatto che l’opera venne rifiutata, finendo allocata in una chiesa del Mugello; e le traversie cui andò incontro hanno lasciato tracce evidenti sul dipinto stesso, come hanno dimostrato le analisi radiografiche e spettrografiche, determinando, oltre che l’incompiutezza (che si evince dal viso di Gesù - con quattro occhi -, dalle mani di Maria e dal manto di san Girolamo), sostanziali cambiamenti sul piano iconografico. Le due figure dei santi che potevano essere collegati alla committenza, san Leonardo e san Benedetto - omonimo del padre della vedova che aveva lasciato il denaro per pagare la pala -, furono infatti rispettivamente trasformate in santo Stefano e in sant’Antonio Abate

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Quel Paperone d’un Prassitele: quanto guadagnavano gli artisti dell’antica Roma e della Grecia

Un libro di Maria Letizia Gualandi rivisita l’arte antica in Grecia e a Roma senza trascurarne gli aspetti più “prosaici”, legati all’economia ed al mercato - Pittori e scultori, anche se abili, venivano considerati artigiani - Le firme ed i falsi - Quali erano i redditi, quale lo status sociale d’un artista celebre - Cicerone il collezionista: predicava bene ma razzolava malissimo.

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L’amore non è bello senza occhi a mandorla

L’arte e l’esotico. Quando il pittore si trova di fronte genti sconosciute, finisce per dividersi tra timore e stupore, tra prudente rifugio nello stereotipo ed entusiastica adesione alle inedite opportunità che si profilano all’orizzonte creativo

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Un cetriolo per la Madonna. Ma perchè quella presenza impudica nei quadri sacri?

Carlo Crivelli, ma pure Mantegna e i pittori della scuola ferrarese, utilizzarono molto spesso festoni di frutti, infilzati e legati per decorazione, con il fine di elebrare l'apoteosi di vita delle scene della Madonna in trono con bambino. Maria era fecondità, gioia, ricchezza; a Maria ci si rivolgeva per avere anche la grazia di ottenere il pane quotidiano, attraverso un'intercessione a Dio padre. Gli spnedidi troni di questa pittura, con tripudi vegetali, dell'Italia settentrionale, costituiscono, peraltro, un precedente alla natura morta che, in molti casi, sarebbe stata collezionata volentieri, come genere pittorico, anche dagli altri prelati, tra i quali il cardinale Borromeo, con fini religiosi e per amore della pittura

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