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Modigliani a Livorno e l’avventura di Montparnasse. Capire la mostra, conoscere i retroscena

Qui certamente nessun problema che i Netter sono certamente tutti buoni e nessun falso anche se a noi ‘jeune femme assise au corsare bleu’ n° 55 del catalogo, ricca sicuramente di pedigree, non piace per niente (de gustibus…). Poi - in realtà prima - i disegni di Modì pescati tra gli oltre quattrocento di quella che, in origine, fu la collezione di Paul Alexandre. Ad eccezione di una notevole cariatide e di un paio di altre prove quelli esposti ci paiono tra i meno significativi. Qualcuno brutto senza remore (tra tutti il nudo allungato -cat. 30-) e, a nostro avviso, indegno della celebrazione del centenario dell’artista. Si favoleggia che Paul Alexandre recuperasse le copie che Amedeo lasciava in giro per i tavolini dei bistrot. Leggenda?

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Adonai Sebhatu, la moltitudine che produce le forme infinite dell’Essere. Dal progetto all’anima

Il giovane vincitore della Coppa Luigi, al Premio Nocivelli 2019: " Si inizia da collage di vecchi, abbandonati disegni/progetti di architetti. Andando avanti si sovrappongono lucidi di odierne planimetrie di geometri e architetti mischiati con altrettanti lucidi di schemi di impianti elettrici (elaborati in digitale e stampati) e veri e propri circuiti stampati recuperati da materili di recupero (circuiti chiamati pcb situati comunemente all'interno delle tastiere del computer) il tutto accompagnato da sprazzi di pittura e schizzi di disegni a matita. Un dialogo tra lo spazio e la forma, il vecchio e il nuovo, lo scarto e il funzionale, il tecnologico e l'analogico, fanno emergere un immagine apparentemente antica di contadini. Il contadino simboleggia lo sforzo, il sacrificio e la forza di sopravvivere. La stessa sopravvivenza che l'artista vive costantemente per rimanere onesto con la propria sensibilità attraverso la ricerca di un archetipo".

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Fellini, i suoi disegni erotici, i suoi viaggi in un inconscio gioioso. Il video

Se fosse possibile definire l'inconscio di Fellini, inteso junghianamente, come adesione e rielaborazione personale di un inconconscio collettibo - non potremmo esitare ad aggiungere l'aggettivo romagnolo. Che, in sè, pare già molto felliniano e grottesco. Ma c'è tutta l'ironia, tutto il riso con gli scongiuri, tutto la deformazione, in eccesso, della realtà e, al tempo stesso, il desiderio di rimuovere con questo atteggiamento, ogni pensiero oscuro. Osservando i suoi disegni parallelamente agli sviluppi delle deformazioni della realtà o alle epifanie del sovrannaturale dei suoi film, appare infatti una dimensione onirica che non è angosciante

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Fulvio Governale, il momento sospeso in cui, di sera, una luce produce una solitudine astratta

Il giovane artista, terzo nella sezione scultura al Premio Novicelli 2019: "L'opera è composta da tre pezzi di grondaia, uniti mediante dei bulloni, fissati al muro tramite due barre di ferro. All'interno delle due grondaie più esterne vi sono inseriti due neon. Con quest'opera, composta da elementi di recupero, voglio fissare i momenti, apparentemente insignificanti, delle persone. La solitudine notturna è uno di quei momenti di riflessione che tutti noi viviamo da soli, in compagnia di altre persone non sarebbero importanti ne ci servirebbero. Attraverso le installazioni prendo questi attimi una volta finiti e li rendo fruibili a tutti, così da scatenare un'emozione privata in pubblico".

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Alice Faloretti, dipingere il punto d’incontro fluttuante tra la realtà e la metafisica

La giovane artista, terza nella sezione pittura al Premio Nocivelli 2019: "La mia ricerca si sviluppa attraverso la rielaborazione di immagini e suggestioni provenienti dai luoghi del mio vissuto, frammenti che quotidianamente colgo mediante la fotografia, per poi rievocare tracciando nuove relazioni e contenuti. Raccogliere immagini in grande quantità, anche inerenti lo stesso soggetto a distanza di tempo, mi aiuta a creare una sorta di album visivo da cui poi estrapolo il materiale che andrà a comporre i miei spazi. Durante questo processo utilizzo in particolar modo il disegno, con cui accosto e rielaboro situazioni originariamente disconnesse tra loro e in cui la rilettura personale, l'emergere di ricordi e di suggestioni oniriche, genera connessioni e significati nuovi, talvolta inaspettati"

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A San Martino si facevano i traslochi. Perchè? Il capolavoro di Campi dedicato alla giornata

Una delle opere più intense che documenta il colorito traffico che si vedeva nelle campagne all'inizio di novembre è dedicato Al San Martino" o trasloco e realizzato da Vincenzo Campi nel Cinquecento. Il trasferimento dei contadini che prendevano una cascina e i campi in affitto, cadeva sempre nel giorno di San Martino poichè da quel giorno in poi il contratto non era più valido. I lavori dei campi erano finiti, il raccolto diviso e venduto e, dopo i primi giorni freddissimi di Ognissanti e dei morti, la stagione solitamente diventava più mite per qualche giorno per qualche ora, attraverso la cosiddetta estate di San Martino, che cade l'11 dicembre, giorno consacrato al cavaliere di Tours che vedendo un povero infreddolito - che poi era Gesù, secondo alcune narrazioni - aveva diviso in due il mantello, mentre la temperatura dell'ambiente si alzava per evitargli il freddo, come gratitudine per il buon gesto. I contratti agrari tenevano conto del fatto che, attorno all'11 novembre la temperatura si alzava di qualche grado e rendeva i trasferimenti più facili

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Gianluca Morini, il giorno fu pieno di gelo, ma ora arriva la sera. Fotografare mondi lontani-vicini

Il giovane artista, terzo nella sezione fotografia del Premio Nocivelli 2019:"Trovo che tutto questo lavoro sia nato come un tentativo di prendere contatto e consapevolezza in primis con quello che è il mio territorio, quello dove sono nato e cresciuto, per poi arrivare ad analizzare un concetto di Italia più distante, decisamente più stereotipato, concetto che spesso ho sentito di far mio. I miei non sono di qui, e arrivato a una certa età ho avuto la percezione che il mio rapporto con questo luogo fosse esclusivamente dovuto al fatto che ci sia nato, senza avere un vero e proprio coinvolgimento emotivo e culturale. Conseguentemente ho avuto il bisogno di prendere contatto con le cose, con gli elementi della mia routine, col concetto d’Italia che sentivo di avere".

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Raffaele Vitto, Passi di terra. Impronte e geometrie nell’osservazione del rapporto uomo-natura

L'opera, seconda nella sezione scultura del Premio Nocivelli 2019. L’artista predilige nella sua ricerca l’utilizzo di materiali naturali e pone al centro della sua riflessione la sfida che viene giocata sulla terra, nei campi che la sua famiglia coltiva da generazioni. Partendo dall’idea che l’agricoltura sia un artificio, rimanda alle forzature che l’uomo applica alla natura per i propri fini utilitaristici. Affinché gli equilibri tra uomo e natura possano perdurare, l’artista auspica che tali forzature possano essere unicamente temporanee. Il campo coltivato diviene quindi metaforicamente un pavimento. L’opera acquisisce un ulteriore valore concettuale, nel momento in cui il fruitore deciderà di calpestare l’installazione, le mattonelle a quel punto, si sgretoleranno tornando ad essere semplicemente terra così come in natura si trova

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Il realismo di Gaetano Tommasi tra corposità materica, pathos e figurativismo

Il ductus delle pennellate dense e pastose dei ritratti di Tommasi si sposa con le rappresentazioni degli oggetti stessi, ossia con le nature morte rese grazie a un «materismo» che costituisce l’ordito fondamentale delle sue tele – un impasto di cromie scure - dove la materia pittorica rende più pesanti i soggetti isolati nella loro matericità: una matrice comune sembra convalidare entrambi figure umane e oggetti. In questa sorta di densa corposità plastica l’artista riveste le sue nature morte di una forma altamente poetica e avvincente, spesso tuttavia demistificandone le componenti allegoriche di «vanitas» che alludono alla precarietà dell’esistenza e all’inesorabilità del trascorrere del tempo

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