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L’oroscopo del banchiere Chigi, protettore di Raffaello, dipinto da Peruzzi


di Enza Mangia
Varcando la soglia di Villa Chigi – che successivamente venne denominata Farnesina, perché acquistata dal cardinale Alessandro Farnese nel 1590 – s’apre il cielo di un cobalto smisurato che costituisce la splendida celebrazione pittorica ed astrologica del banchiere Agostino Chigi. L’edificio sorse sotto la stella fulgida dell’architetto Baldassarre Peruzzi, progettista e pittore, che pose mano alla realizzazione del complesso edilizio tra il 1506 ed il 1509. Nel 1511 ne affrescò la volta – detta di Galatea – dando vita, sul fondo stellato, alle immagini e alle figure zodiacali che narrano gesta e genitura del potente mecenate.

Farnesina, particolare della volta con l’oroscopo di Agostino Chigi, affrescata da Baldassarre Peruzzi. Il cielo dipinto offriva una descrizione dettagliata delle inclinazioni dell’uomo. Il committente volle così rendere evidente il proprio profilo, baciato dalle stelle

Farnesina, particolare della volta con l’oroscopo di Agostino Chigi, affrescata da Baldassarre Peruzzi. Il cielo dipinto offriva una descrizione dettagliata
delle inclinazioni dell’uomo. Il committente volle così rendere evidente il proprio profilo, baciato dalle stelle

La proiezione del cielo – lo abbiamo visto il mese scorso nell’intervento riferito alla cupola della Sagrestia vecchia di San Lorenzo, in Firenze – si basa su precise rilevazioni astronomiche, come ha dimostrato negli anni Trenta del secolo scorso Fritz Saxl, che dedicò al dipinto uno studio approfondito, grazie anche all’aiuto di Wilhelm Gundel, che ne diede l’interpretazione astrologica (1934), e al contributo astronomico di Arturo Beer. La loggia affrescata dal Peruzzi distribuisce i propri spazi in 26 compartimenti collocati in tre zone separate da elementi architettonici. Il soffitto si estende intorno a tre ottagoni centrali. Negli scomparti esagonali sono rappresentati gli dei planetari – Mercurio,Venere, Marte, Giove, Saturno, Apollo-Sole e Diana-Luna – e i segni dello Zodiaco, cominciando dall’Ariete e terminando il viaggio figurativo nei Pesci. Nei peducci, inframmezzate ai segni, vengono messe in risalto le costellazioni di stelle fisse ovvero quelle che, in cielo, sono poste in relazione ad ogni divinità zodiacale. Vicino all’Ariete appare Eridano; accanto ai Gemelli l’Auriga; presso il Cancro arde Argo. Per capire meglio cosa significassero questi accostamenti, che producevano un significato, osserviamo Giove che ama e fa sua Leda, dando vita ai Dioscuri, cioè al segno dei Gemelli. Altre costellazioni extrazodiacali sono dipinte nei triangoli con sfondo dorato, sopra le lunette. Il pittore aveva quindi velato la parte puramente astronomica di quel cielo di genitura, ammantandola con elementi mitologici, per dipingere – sulla base della carta astronomica relativa al giorno e all’anno di nascita del Chigi – una meravigliosa e colorata “allegoria astrologica” tale da accontentare la richiesta del dotto committente.

 

La scelta del banchiere di rendere evidente con modalità monumentali il proprio oroscopo dipendeva dal fatto che il dipinto rendeva fatali i successi conseguiti, quasi che un disegno divino li avesse preordinati. Per raggiungere i prefissi esiti con precisione, Chigi diede l’incarico di realizzazione dell’opera, come dicevamo, a Baldassarre Peruzzi, che poteva affrontare contestualmente la questione dal punto di vista architettonico e pittorico. Peruzzi era nato a Siena nel 1481 e sarebbe morto a Roma nel l536. Aveva iniziato la sua avventura giungendo nel 1503 nell’Urbe, ma aveva fatto spesso ritorno nella città natia, dove era stato assistente del Pintoricchio nella realizzazione della Biblioteca Piccolomini, in Duomo. Diede quindi inizio al progetto di Villa Chigi alla Lungara, che terminò nel 1511. Fu poi sotto la guida di Raffaello che prese parte alle decorazioni di Santa Maria della Pace (1516-17). Nel 1527, durante il Sacco di Roma, venne catturato dagli Spagnoli e riuscì a fuggire raggiungendo fortunosamente Siena. A Roma tornò in seguito, grazie all’aiuto di alcuni prelati, suoi sostenitori e protettori. Fu sempre comunque presente nell’amata città d’origine, di cui curò le fortificazioni, dato il perenne conflitto con Firenze. Divenne celebre per aver applicato nuove teorie relative alle strategie di difesa e combattimento per contrastare le armi da fuoco, anche attraverso il bastione angolare senza punti ciechi. Tutt’altra vita ebbe invece il suo amico e committente Agostino Chigi, che nacque a Siena nel 1466 e morì a Roma nel 1520. Nel corso della sua celebrata esistenza si guadagnò l’appellativo di Magnifico.


Nel 1502 aveva aperto un’attività economica nell’Urbe e, in poco tempo, aveva sottratto ai Medici, grazie all’appoggio del papa, la gestione del patrimonio pontificio. Ottenne appalti per le dogane, le saline, le cave di allume. Aprì imprese commerciali in tutta Europa, aumentando a dismisura le proprie fortune e quelle di coloro che a lui si affidavano. Per capire la consistenza delle sue attività, basti pensare che arrivò ad avere, fatto straordinario per quei tempi, ben ventimila dipendenti impegnati in svariate imprese. All’ingegno espresso come banchiere e mercante, seppe unire anche una grande generosità e munificenza nei confronti di artisti e letterati, cui fornì aiuti e protezione. Tant’è che Villa Chigi divenne ben presto cenacolo e luogo d’incontro per amanti dell’arte in tutte le sue forme. Il tracciato biografico del banchiere rispecchia con grande assonanza ciò che nel suo fortunato oroscopo andremo ora a scoprire. Ritornando quindi alla Volta celeste della Loggia, essa è chiaramente vista come la rappresentazione reale del cielo astronomico a cui si sovrapponeva astrologicamente la vita futura di un “predestinato” al successo. Nel mezzo, infatti, la Fama – che sorge dal sangue della Medusa -, soffiando in un corno, proclama la gloria di Agostino Chigi, mentre Perseo libera gli uomini impietriti alla vista del mostro; quindi ancora la Fama si ferma di fronte ad Elice, eterea ninfa celeste che procede su un carro trainato da buoi. E’ chiaro il riferimento alla gloria dell’uomo protetto dalle stelle. E’ imprecisa la data di nascita da evincere da questo fantasmagorico oroscopo, ma quasi certamente oscilla tra il 29 novembre e il primo dicembre 1466.



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Quindi Agostino nacque sotto il fortunato segno del Sagittario, avventuroso, spregiudicato e portato al commercio e agli spostamenti. La Luna rigorosa collocata in Vergine gli dava una forte connotazione caratteriale inclinata al calcolo e intense capacità organizzative, sottraendogli emotività e conferendogli serietà e senso pratico: tutte doti perfette per un banchiere.


Mercurio, posizionato nel segno dello Scorpione, gli assegnava forza morale, intuizione medianica e doti di stratega anche nelle situazioni più pericolose e imprevedibili. Marte in Bilancia perdeva le connotazioni guerresche a favore di quella lucidità e intraprendenza che gli consentivano – comunque e sempre – di aggiudicarsi grandi commesse a scapito d’ogni antagonista. Venere in Acquario sta qui a testimoniare la vita sentimentale dinamica e curiosa, l’intolleranza ai legami consacrati (dopo la morte della prima moglie visse in concubinato per diversi anni, prima di risposarsi per volere del papa). Giove in Toro in esaltazione, ossia “in trono”, come viene definito dagli astrologi, testimonia prolificità (ebbe anche figli naturali, oltre alla discendenza legittima), gusto spiccato per i godimenti carnali, sessuali e per i piaceri della buona tavola, determinazione al fine di produrre, ad ogni costo, la sicurezza materiale. Infine Saturno – pianeta del destino e della vecchiaia – collocato nei Pesci ne fece un “peccatore penitente”, assegnandogli un perenne, vago senso di colpa. Nella sua interezza, questo tema astrale ci consegna l’immagine di un uomo affascinante e carismatico, tenace e volitivo, esperto conoscitore d’arte, prodigo verso gli artisti e sfarzoso in ogni sua manifestazione. Un grande che visse, come il suo tema di nascita prediceva, con gloria e appieno, lasciando un segno nella volta affrescata della sua splendida dimora, quanto nella sua fortunata stagione in terra.

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