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Ecco il mitico Racinet, l’enciclopedia del costume che rendeva precisi i pittori


A. Racinet, Le costume historique. Una delle pagine dedicate agli abiti francesi del XVIII secolo

A. Racinet, Le costume historique. Una delle pagine dedicate agli abiti francesi del XVIII secolo

di Manuela Lamborghini

Pubblicato originariamente in Francia fra il 1876 e il 1888, Le Costume Historique di Auguste Racinet (1825-1893) rappresenta uno degli studi più ampi mai pubblicati sulla storia dell’abbigliamento.
Quest’opera enciclopedica, ancora oggi unica per ampiezza e completezza, è il risultato della monumentale impresa del grande disegnatore francese del XIX secolo che documentò l’evoluzione storica principalmente dei costumi secondo una ripartizione temporale e culturale, corredando l’opera con centinaia di tavole illustrate e con didascalie dettagliate che ancora oggi possono risultare estremamente utili ad illustratori, storici, studiosi del costume e costumisti teatrali o cinematografici.

A. Racinet, Le costume historique. Due tavole del libro dedicate ai costumi africani

A. Racinet, Le costume historique. Due tavole del libro dedicate ai costumi africani

Da un punto di vista strutturale, l’opera si compone di 20 fascicoli e di un sommario in lingua francese nei quali l’autore analizza, per tutti gli attuali continenti, il periodo compreso tra l’Età Antica e Classica fino al XIX secolo, toccando anche tradizioni locali di popolazioni estremamente circoscritte quali, ad esempio, beduini ed eschimesi.

Parallelamente, si caratterizza anche per la grande varietà degli argomenti trattati: non solo i costumi, che rappresentano tuttavia la tematica principale, ma anche le pettinature, i gioielli, i mobili, gli strumenti musicali, le armi, gli orologi, costituiscono ulteriori tematiche di trattazione oggetto anch’esse di documentazione illustrativa.
La silloge è ricca di ben 500 tavole tratte da reperti archeologici, miniature, dipinti, sculture e altre fonti: fra esse, vi sono 300 litografie a colori e 200 in bianco e nero o in camaïeu, ovvero una tecnica decorativa in chiaroscuro ottenuta con toni diversi dello stesso colore.
La ricchezza delle informazioni raccolte da Racinet, la vivacità cromatica delle tavole e l’attenzione per i più minuziosi dettagli e accessori, possono facilmente tradursi nella necessità da parte del Collegio Venturoli di acquisire un’opera tanto stimolante quanto indispensabile per la formazione artistica dei giovani alunni. Essa, infatti, era a disposizione dei borsisti al pari delle tante opere ancora oggi presenti nella ricca Biblioteca del Collegio e permetteva loro di documentarsi correttamente per le più diverse realizzazioni in un’ottica, soprattutto, di esatta contestualizzazione dell’opera.

A. Racinet, Le costume historique, Una tavola che reca i costumi persiani

A. Racinet, Le costume historique, Una tavola che reca i costumi persiani

Lo studio dei costumi e delle più diverse peculiarità culturali, rappresentò certamente sin dai primi anni dall’istituzione del Collegio un aspetto didattico di primaria importanza. A riprova di ciò, un’analisi dei registri contabili ha portato all’individuazione di alcune opere simili nei contenuti e acquistate dall’Amministrazione nel 1835.
Nondimeno, quanto riporta l’allievo Ettore Buttazzoni nel Diario del Segretario del 1870 in merito a una lezione tenutasi sul panneggio degli antichi, mostra ulteriormente quanto questo aspetto caratterizzasse ancora gli studi collegiali dei giovani figuristi anche nei decenni successivi.
Nonostante la copia del Collegio sia tuttora in buono stato di conservazione, la copertina del sommario è stata in passato oggetto di restauro e questo intervento ha reso impossibile definire con certezza la provenienza dell’opera.
Numerose opere della Biblioteca, infatti, essendo state oggetto di lasciti che nel corso dei decenni hanno arricchito le proprietà del Collegio, recano proprio sulla copertina informazioni utili sulla loro provenienza, a differenza delle opere regolarmente acquistate che risultano prive di annotazioni similari.
Inoltre, la mancata individuazione di ricevute d’acquisto tra i documenti del Rettore o di voci identificative ad essa riconducibili all’interno dei registri contabili dell’Economo, in cui ovviamente prevalgono annotazioni relative a tasse, stipendi o fatture di vario genere non pertinenti all’opera in esame, non hanno permesso di definire con precisione quando e con quale modalità l’opera di Racinet entrò a far parte della Biblioteca del Collegio.

Nella maggioranza dei casi, infatti, l’acquisto dei libri impiegati ad uso didattico è stato registrato riportando gli importi delle spese sostenute sotto voci contabili alquanto generali, quali “libri d’arte, architettura e altri”, mentre solo in rare occasioni sono stati annotati i titoli delle opere o il nome del libraio presso il quale avvenne l’acquisto.
Parimenti, la visione dei faldoni contenenti le ricevute di acquisto, ha evidenziato una discontinuità temporale di cui oggi non si conosce la causa.
Ciò nonostante, da una nota del 26 giugno 1903, si evince che il Cavalier Rubbiani propose di acquistare dagli eredi dell’ormai defunto Rettore Don Augusto Romagnoli, tutta quella parte della libreria che teneva nella sua stanza in Collegio, ad eccezione solo delle opere riguardanti materie ecclesiastiche.
Di fatto, il successivo acquisto interessò fotografie, stampe, bozzetti degli allievi, collezioni di cartoline e volumi d’arte per un importo complessivo di Lire 1000. E forse proprio tra quei volumi d’arte cui si accenna, considerando la grande attenzione che il Romagnoli mostrò agli aspetti didattici durante gli anni del suo mandato (1872-1903), poteva essere compreso questo capolavoro di Racinet.

Inedito. Bibliografia di riferimento: F. Serra, Vita e didattica dell’arte nel Collegio Venturoli, (tesi di laurea, relatore Eleonora Frattarolo), Collegio Venturoli, a.a. 1997/1998; S. Rubini, (a cura di), Angelo Venturoli – Tra l’opera, il Collegio e la sua eredità, catalogo della mostra di Crespellano, Eta, Vignola, 2012

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