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Ferrara| DE CHIRICO. Metafisica e avanguardie al Palazzo dei Diamanti

DE CHIRICO A FERRARA, 1915-1918. Pittura metafisica e avanguardie europee
Ferrara, Palazzo dei Diamanti
14 novembre 2015 –28 febbraio 2016
Mostra a cura di Paolo Baldacci e Gerd Roos, organizzata dalla Fondazione Ferrara Arte e dalla Staatsgalerie Stuttgart

Orari di apertura
Tutti i giorni 9.00 – 19.00
Aperto anche 8, 25 e 26 dicembre, 1 e 6 gennaio

Biglietto d’ingresso
Intero: euro 11,00
Ridotto: euro 9,00

Informazioni e Prenotazioni Mostre e Musei
tel. 0532 244949
diamanti@comune.fe.it www.palazzodiamanti.it

La pittura di De Chirico è una nuova visione, nella quale lo spettatore ritrova il suo isolamento e intende il silenzio del mondo René Magritte
A partire dall’autunno del 2015 la Fondazione Ferrara Arte e la Staatsgalerie di Stoccarda, in collaborazione con l’Archivio dell’Arte Metafisica, presenteranno un’importante mostra che intende far rivivere, in occasione del centenario dell’arrivo di Giorgio de Chirico a Ferrara, la nascita e lo sviluppo della pittura metafisica e le ricadute che le opere realizzate dall’artista tra il 1915 e il 1918 nella città estense ebbero sull’arte italiana contemporanea e sulle avanguardie europee come il dadaismo, il surrealismo e la Nuova Oggettività.
Quando l’Italia entrò nella prima guerra mondiale, De Chirico e suo fratello Alberto Savinio lasciarono Parigi, si arruolarono nell’esercito italiano e, alla fine del giugno del 1915, furono mandati a Ferrara per prestare servizio militare. Il soggiorno ferrarese determinò cambiamenti profondi rispetto al periodo precedente, tanto nel modo di dipingere che nei temi che ne ispirarono i capolavori.

Giorgio de Chirico Le rêve de Tobie (Il sogno di Tobia), aprile-agosto 1917 Olio su tela, cm 58,5 x 48  Collezione privata

Giorgio de Chirico
Le rêve de Tobie (Il sogno di Tobia), aprile-agosto 1917
Olio su tela, cm 58,5 x 48
Collezione privata

Travolto da un’ondata di romantica commozione di fronte alla bellezza di Ferrara e al ritmo sospeso della vita cittadina, De Chirico diede vita a un mondo irreale popolato di meraviglie: piazze fuori dal tempo immerse in tramonti fantastici e stanze segrete dalle prospettive vertiginose fanno da sfondo agli oggetti misteriosi scoperti nelle peregrinazioni tra i vicoli del ghetto, o diventano il palcoscenico su cui recitano manichini da sartoria e personaggi muti e senza volto. Sulle tele, che si accendono di un cromatismo intenso, compaiono scorci di palazzi, fabbriche, carte geografiche militari, strumenti da disegno e misurazione, ma anche dolci e forme di pane tipici della tradizione locale. Nella poetica metafisica tutti questi elementi, isolati dal loro contesto e accostati tra loro senza precise gerarchie, rivelano nuovi significati e segrete liaisons che suscitano nello spettatore un corto circuito percettivo.

Giorgio de Chirico: Il trovatore, 1917 Collezione privata © by SIAE 2015

Giorgio de Chirico: Il trovatore, 1917 Collezione privata © by SIAE 2015

Fu presso l’ospedale psichiatrico Villa del Seminario che l’artista conobbe Carlo Carrà e iniziò a chiamare la propria pittura “metafisica”, e furono i quadri qui concepiti dai due pittori, vere e proprie icone della modernità, a esercitare una profonda influenza sugli artisti italiani ma anche d’oltralpe. Tra il 1918 e il 1919, Giorgio Morandi dipinse un ristretto numero di nature morte, dove compaiono elementi tipici dell’iconografia metafisica come le teste di manichino e gli oggetti del quotidiano. Filippo de Pisis, invece, fra i primi a Ferrara a stringere un sodalizio con De Chirico, pur non avendo mai aderito alla metafisica, inserì nelle sue opere precisi riferimenti ai quadri ferraresi dell’amico, riscontrabili soprattutto nelle tele che realizzò a Parigi negli anni Venti. Nel dopoguerra si assistette in tutta Europa a una diffusione capillare dei temi dechirichiani: artisti del calibro di Man Ray, Raoul Hausmann e George Grosz, fino a René Magritte, Max Ernst e Salvador Dalí dipinsero alcune straordinarie opere influenzate proprio delle iconografie che De Chirico realizzò a Ferrara.

Salvador Dalí: Piaceri illuminati, 1929 New York, Museum of Modern Art. The Sidney and Harriet Janis Collection © Gala-Salvador Dalí Foundation, by SIAE 2015

Salvador Dalí: Piaceri illuminati, 1929 New York, Museum of Modern Art. The Sidney and Harriet Janis Collection © Gala-Salvador Dalí Foundation, by SIAE 2015

 


Il percorso espositivo, che comprenderà circa ottanta opere provenienti dai principali musei e collezioni di tutto il mondo, avrà il suo fulcro in un nucleo di tele realizzate da De Chirico nella stretta forbice temporale degli anni ferraresi. La rassegna, scandita in sezioni cronologico tematiche, sarà arricchita da una selezione di dipinti, acquerelli, disegni, collage e fotografie di tutti quegli artisti che si ispirarono al maestro italiano, nei quali sarà possibile leggere sorprendenti riprese e citazioni. Il confronto tra i capolavori di quei giganti dell’arte moderna e le opere realizzate da De Chirico nella città estense renderà conto dell’impatto che la stagione metafisica ferrarese ebbe sullo sviluppo delle avanguardie europee, riaffermando così la centralità di un episodio cruciale della storia dell’arte italiana del Novecento.

René Magritte: Il volto del genio, 1926 Bruxelles, Musée communal d’Ixelles © by SIAE 2015

René Magritte: Il volto del genio, 1926 Bruxelles, Musée communal d’Ixelles © by SIAE 2015

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