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Il coccodrillo che mangia e piange. Terremoto delle Marche. Il murale del non-ricordo

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Lacrime, dichiarazioni di solidarietà. E rapida rimozione. E’ un meccanismo consolidato. Nelle storie individuali e in quelle collettive. Non ci fermiamo mai per ricostruire vite distrutte, attorno a noi. E così è avvenuto dopo il sisma del 24 agosto 2016, nelle Marche. Cinque anni e le ricostruzioni faticano a ripartire, a causa – soprattutto – di una burocrazia allucinante.

Ricordiamo quella giornata con due murales realizzati da altrettanti artisti a Colleiano, nel Comune di Roccafluvione, in provincia di Ascoli Piceno. Due opere 6 x 7 m ciascuna, dipinte da Andrea Tarli e URKA, con la direzione artistica del gruppo Arte Pubblica & Muri a perdere.

Quest’opera fa parte dell’edizione 0 di ‘Muri a perdere’, (2017) un progetto sviluppato in parallelo ad Arte Pubblica. ‘Muri a perdere’ vuole riaccendere i riflettori su ciò che è stato fatto e su quello che si può e deve ancora fare, cercando quindi di denunciare e riportare l’attenzione su quei luoghi quasi dimenticati dall’opinione pubblica, sperando in una rinascita futura di un territorio. Le opere sono censite e analizzate da MAdAM — museo aperto d’arte marche, una lodevole iniziativa di museo diffuso dell’arte murale nel territorio marchigiano.
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“L’opera di Urka si chiama “Riders on the storm”, una grande lumaca col guscio rotto rappresenta per l’artista la lentezza della ricostruzione post sisma. – sottolineano i critici d’arte del Madam – Lungaggini burocratiche e organizzative che pongono gli abitanti delle zone terremotate di fronte ad un futuro pieno di incertezze, come le nuvole nere all’orizzonte. Un omino sventola una bandiera per dimostrare che, nonostante tutto, ancora ci sono persone tenaci, che vogliono continuare a vivere in quel territorio. Gli abitanti di queste zone sono i “riders on the storm”, che affrontano la tempesta burocratica continuando a vivere in questi luoghi che altrimenti scomparirebbero”.
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“Andrea Tarli, invece, con la sua “Lacrime di coccodrillo”, sceglie un proprio l’alligatore che piange sopra le rovine di edifici, come simbolo delle promesse non mantenute marcando disinteresse e finzione di chi di dovere. Al centro dell’opera, allusioni ad una banca, simbolo di quel sistema economico i cui interessi restano integri e intoccabili”.

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Gli artisti – “Andrea Tarli è un autodidatta e inizia il suo percorso artistico dopo una mostra di Andrea Pazienza che sarà vera e propria fonte di ispirazione ed emulazione per il primo periodo di formazione. Urka invece, oltre a rulli e pennelli, nella sua arte in strada utilizza spesso il poster, fogli di carta stampati o disegnati di varie dimensioni, una tecnica molto usata nella scena contemporanea. Più recentemente le sue manifatture, così come le definisce lui stesso, sono realizzate con i più tradizionali pennelli e vernici, caratterizzate da uno stile caricaturale che ben si sposa con messaggi di critica sociale e ambientalista”.

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