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Il Pozzo di San Patrizio entra nella rete dei Musei dell’acqua dell’Unesco. Cos’è questo monumento?

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Il Pozzo di san Patrizio di Orvieto entra a far parte della rete – riconosciuta dall’Unesco, dei Musei dell’acqua.
“Il pozzo si trova in posizione panoramica al centro di Orvieto. Fu realizzato per volere di papa Clemente VII, rifugiatosi ad Orvieto durante il sacco di Roma del 1527. Il progetto fu affidato al fiorentino Antonio da Sangallo il Giovane. – scrive il ministero della cultura, nell’ambito del catalogo dei Beni culturali – I lavori finirono nel 1537. A sezione circolare è profondo sessantadue metri e largo tredici. Intorno alla canna del pozzo girano a spirale due scale a chiocciola progettate in maniera tale da correre sovrapposte l’una all’altra senza però comunicare tra loro. Ogni scala ha duecentoquarantotto scalini comodissimi, facili da scendere anche per le bestie da soma. In fondo alla canna un piccolo ponte collega le due scale”.

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“La parte esterna del pozzo, consiste in una larga e bassa costruzione cilindrica, è decorata da gigli farnesiani di papa Paolo III, succeduto a Clemente VII. All’ingresso la lapide “quod natura munimento inviderat industria adiecit” (“ciò che non aveva dato la natura, procurò l’industria”) celebra la potenza dell’ingegneria umana capace di sopperire alle carenze naturali come la mancanza di acqua in città. Papa Clemente VII non vide mai realizzata l’opera, che fu portata a termine da Simone Mosca nel 1543, quando sul soglio pontificio sedeva Paolo III. Il pozzo della Rocca, questo era il suo nome in principio, soltanto nell’Ottocento assunse la denominazione proverbiale di San Patrizio, quando la rocca aveva perduto la sua funzione militare. Il nome del Pozzo non ha alcuna attinenza con personaggi del luogo, ma fa riferimento all’abisso irlandese dove era solito pregare san Patrizio. Durante la costruzione del pozzo vennero ritrovati numerosi reperti archeologici risalenti all’epoca etrusca”.
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