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"Velieri bianchi", tecnica mista su tela, cm 50 x 65, 1975

Il ritorno del Kodra: l’artista che sintetizzò la street art

La mostra Ibrahim Kodra presso la galleria Gare82 di Brescia presenta 42 opere dell’artista che raccontano l’arco temporale compreso tra il 1972 e il 1977, provenienti dalla collezione privata dei fratelli Ferdinando e Mario Spalinger

 Ibrahim Kodra: la mostra
15/10/2018 – 10/11/2018
inaugurazione 13/10/2018 – h 18:00

Gare 82 – Brescia
Via G. Togni 31

Quei soldati di Kodra
superano Guernica
per diventare Street art

 di Maurizio Bernardelli Curuz

Uomini geometrici, post-cubisti, sbalzati dall’oscurità dei centri di potere; non più eroi sul filo della morte, monumenti guernichiani, ancor romantici, nella plasticità eloquente del sacrificio picassiano, ma geometrie umanoidi nei caratteri squadrati della propaganda sovietica e comunista. E’ certamente quest’imprinting lontano di una scrittura coercitiva, impositiva, innaturale, dominatrice, nella quale il rosso predomina,, a creare gli spazi compressi dei soldati di Kodra, altra grande k del Novecento, ancora da esplorare approfonditamente con il fine di tirare, dall’ordito, tutti i fili che ressero la street art metropolitana, costituendone un incunabolo prezioso. Kodra, albanese di formazione eminentemente italiana, – tra Metafisica e Novecento – assunse il linguaggio del movimentismo anarchico e post-sessantottesco.

Un precedente urlato della street art metropolitana dell’incursione notturna, quello dell’artista,  dell’attentato semantico ad ogni ideologia o comunque un compagno di strada, degli esordi. E a ben vedere questi uomini più cubitali – quanto caratteri tipografici – che cubisti sono lettere di un alfabeto violento, che è già writing.

“Ricordo di Istanbul”, tecnica mista su tela, cm 76 x 60, 1977


Nonostante egli praticasse essenzialmente pittura di cavalletto – pur, anche, in formati d’ampia eloquenza – ne stabiliamo immediatamente un nucleo di prototipo dell’arte urbana che, in Kodra, coglieva suggestioni sia dal muralismo di matrice socialista che dalla decorazione di Novecento, immersa in una soluzione picassiana. Ma che beveva violenza anche dalle scritte da sottoportico. Accesi sono i colori, schematiche e simboliche le figure-lettere di Kodra, dal cui cognome dardeggia qualcosa di terribilmente evocativo, quanto un presagio; la kappa dell’Est e l’assonanza con il nome del serpente mortale, qualcosa di spaventosamente moderno: il signor K, degenerazione umana ad opera dello stato; un Uomo gettato negli intricati, labirintici corridoi di un Castello, del quale non afferra né topografia nè significato,  in un processo infinito  che schiaccia l’individuo attraverso la struttura deformante di organi giudicanti e plotoni d’esecuzione, e soldati con la mandibola di carri armati che hanno cancellato, in sé, ogni parvenza umana e sono semplicemente figure componibili, unità di base per le mostruose costruzioni di un mondo disumanizzato.


Con certezza, il periodo più autenticamente ribellista e proprio, nel segno e nello sviluppo plastico, in Kodra è quello post cubista, che annette certe suggestioni di Picasso. Ma se, nel maestro catalano  la strage del bombardamento è catarsi tragica per una tensione alla democrazia, in Kodra il linguaggio di denuncia rivela una completa sfiducia in ogni forma di Stato. E’ il disagio, il dolore, il nichilismo armato che avanza, attraverso catene di comando entro le quali poliziotti o militari non sono più opliti greci, nè fanti latini, ma meccanismi biologici atti allo scontro, ripetitivi, robot senza valore, da abbandonare al di là di reticolati nel momento in cui mostrano i primi cedimenti.

“Armonia”, tecnica mista su tela, cm 54 x 65, 1977

Eccolo allora, vedere proiettati, in grandi spazi, attraverso tele di dimensioni ragguardevoli, che avvertono la seduzione picassiana, i racconti dell’immane quotidiana angheria dello Stato, la bugia, la violenza istituzionale istituzionalizzata.. Opere nelle quali Kodra prefigura, attraverso uomini in scatola, come merde d’artista esposte in un infinito supermercato di scatolame, con la razione K . Linguaggi da treno in corsa, da cavalcavia, da periferia urbana. E’ in questa luce che egli è un predecessore di quell’atto di massa che trasforma la tradizione del muralismo o della protesta scritta in un atto collettivo,mai autorizzato, sempre osteggiato.

“Anatomia di un esercito”, tecnica mista su tela, cm 100 x 40, 1975

 


Questi soldatini di plastica, quei burocrati ordinati e stilizzati, perfetti per essere rinchiusi in scatole di giochi, durante i periodi di tregua, scuotono l’anima di chi li osserva. Primavere di Praga, ribellioni ungheresi; siberie, ma pure, arretrando, le ragioni dei cultori del mitra nella religione totalizzante della guerra di tutte le dittature novecentesche, uscite dallo stesso ceppo, quello del socialismo massimalista e finalizzate al controllo dei mezzi di produzione attraverso una sorta di repubblica dei filosofi.

“Bambina con capelli verdi”, tecnica mista su tela, cm 60 x 60, 1974


Questa vis politica Kodra – che aderì anche al movimento partigiano – assorbe, all’esordio, da Achille Funi, eloquente muralista negli anni del Fascismo, colui che, su un ponteggio, stava a disquisire con gli allievi sulla forza di ogni singolo personaggio dell’Iliade o dell’Eneide per stabilire se in uno scontro armato, mai affrontato, due avversari che non avevano mai incrociato le armi, in Omero o in Virgilio, avessero avuto la forza di atterrare l’avversario; e chi mostrasse più slancio.


Kodra vide, in Funi, suo maestro, la pittura di grandi muri, di eroi antichi, riflessi nel presente. Ma l’artista albanese scarta l’idea d’ogni eroe mitico come se dietro all’atto di eroismo si nascondesse, in verità, una pura sopraffazione. Per questo i suoi superuomini di massa sono tutti identici, soldatini idioti ma violentissimi, specie se messi uno accanto all’altro, nel secolo breve, drammatico, terribile in cui il Nulla ha prevalso sull’uomo

Ibrahim Kodra: LA MOSTRA alla Gare82 di Brescia

Descritto come un uomo dalla presenza importante, con passo deciso e massiccio, occhi vivi, irrequieti e pieni di luce, albanese d’origine, milanese d’adozione, di Ibrahim Kodra hanno scritto molti personaggi della scena artistico-culturale italiana e internazionale.

Concentrato inizialmente su disegni che esprimono la drammaticità del secondo conflitto mondiale contemporaneo a quel periodo, è negli anni Sessanta che avviene la svolta cruciale per la sua arte: rivolgendo l’attenzione verso la ricerca di forme ed effetti cromatici nuovi, in cui le variazioni della luce si integrano alle geometrie delle forme, riesce a realizzare opere di forte emotività e dimensione magica, i cui elementi strutturali gli conferiscono un’unica e propria personalità artistica, al di fuori di “scuole” o tendenze. L’approfondita esplorazione di immagini informali sfocia in una geometria pura, in cui le forme si trasformano in simboli che rimandano a un’origine totemica, graffitica, nuovi segni di un linguaggio universale che rimandano alla purezza dei segni antichi. Non a sproposito, Paul Eluard lo definì, nel 1947 “il primitivo di una nuova civiltà” facendo riferimento proprio al superamento evolutivo del linguaggio pittorico europeo.

Marco Valsecchi scrive di lui nel 1957: “Si direbbe che Kodra tra le tante sfaccettature del tardo cubismo del primo dopoguerra, abbia rintracciato le scaglie luminose dei vecchi mosaici bizantini, i bagliori delle antiche moschee e la favolosità dei pastori che bivaccavano sulle pendici dell’Olimpo”.

L’Oriente entra senza schemi in una fusione magica tra una geometria delle forme – che si distribuisce creando un’architettura naturale con richiami futuristi – e una suggestione cromatica delle tonalità dell’azzurro sparse in modo graduale, riuscendo a coniugare in modo morbido il suo vissuto milanese e le sue radici culturali albanesi. Spazialità e geometrizzazione delle figure si aggiungono a un universo surreale, ingenuo e favoloso.

Ibrahim Kodra è l’artista che ha fatto suo il costruttivismo geometrico e l’ha reso poetico e magico. Dolce. Ne ha fatto la chiave per esprimersi e celebrare, a modo suo, la vita.

La mostra Ibrahim Kodra presso la galleria Gare82 di Brescia presenta 42 opere dell’artista che raccontano l’arco temporale compreso tra il 1972 e il 1977, provenienti dalla collezione privata dei fratelli Ferdinando e Mario Spalinger che con Kodra hanno sempre avuto un rapporto di profonda stima e di cui sono stati mecenati nel corso degli anni Settanta.

Federica Picco

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