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La Ragazza di Vermeer chi sta guardando? La risposta nell'immagine riflessa dall'orecchino

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La Ragazza col turbante o Ragazza con l’orecchino di perla, 1665-1666, olio su tela, 44,5×39 cm, opera di Jan Vermeer, conservato al Mauritshuis dell’Aia. A destra la figura evidenziata nel riflesso della perla, che ingrandiremo, successivamente, in fondo alla pagina.

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Lieve ingrandimento della perla vitrea. Le parti in ombra sono state realizzate con la stessa tecnica utilizzata dal Caravaggio. Con il colore bruno, Vermeer delinea alcune figure antropomorfe cangianti

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Qual è la dinamica psicologica che rende straordinariamente magnetico questo dipinto? L’abbiamo scritto, in precedenti saggi. La Ragazza dall’orecchino di perla, celebrata opera di Vermeer, agisce sulla specularità della situazione seduttiva.
E’ questo il motore psicologico del dipinto. Il “voltarsi indietro””, l’incardinarsi degli occhi negli occhi, durante un incontro visivo che porta a girare lo sguardo e non perdere lo sguardo dell’altro. Una situazione di incatenamento amoroso, legato all’istante. Essere guardati da qualcuno che gira la testa per guardarci e per incontrare lo sguardo è centrale, nella seduzione amorosa o o in qualsiasi rapporto supportato da un’origine affettuosa. E’ seduzione – al primo e forse unico sguardo – ma pure rinnovo di un patto di reciproco interesse. Sulla base di questo certo sistema-motore abbiamo così lavorato, ora, in macrofotografia, sull’orecchino poiché era chiara la possibile risposta nella radice ottica; nell’indizio del riflesso deformato. Una perla di vetro ha il potere di riflettere, deformata, l’immagine dell’ambiente in cui è inserita. Un oggetto riflettente consegna sempre l’immagine dell’ambiente in cui è inserito o delle figure che intercetta. L’immagine in deformazione sferica, che parte dai fiamminghi e diventa assoluta letteratura in Parmigianino e Caravaggio, torna in Vermeer. L’orecchino contiene quell’immagine. Lo stesso autoritratto del pittore, nell’istante dello sguardo incrociato?
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Le figure sono state isolate nelle scorse ore da Maurizio Bernardelli Curuz, studioso del Caravaggio, che lavora da anni alle immagini cangianti presenti a livello di preparazione dei dipinti di Michelangelo Merisi. L’individuazione della figura maschile riflessa sottolinea, con evidenza,  il substrato amoroso del dipinto. E sembra una conferma alla fondatezza dell’ipotesi romanzesca del libro La ragazza con l’orecchino di perla di Tracy Chevalier.

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La figura maschile, di maggiori dimensioni, isolata dal caravaggista Maurizio Bernardelli Curuz, con un procedimento analogo a quello utilizzato dallo studioso per le opere di Michelangelo Merisi. Bloccare, con una cornice, il mutamento delle figure ambigue. Altre figure minori appaiono nella penombra, a livello di imprimitura

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L’orecchino si compone pittoricamente di 3 parti: la prima alla nostra sinistra sinistra, con massima luce (lume massimo), quella centrale, in penombra, con volto di uomo – che abbiamo visto in precedenza – e una terza, zona d’ombra, che vediamo indicata alla nostra destra. Le incisioni sull’imprimitura – con un chiodo o un temperino – in questo punto, sono state realizzate con la stessa tecnica del Caravaggio La differenza è che Caravaggio trattava così tutta la tela, mentre Vermeer interviene con le incisioni e le piccole figure soltanto in alcuni punti

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A sinistra, prelievo dalla zona in ombra dell’orecchino, con macro-ingrandimento. A destra il presunto autoritratto di Vermeer nel quadro La mezzana

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La figura maschile, di maggiori dimensioni, isolata dal caravaggista Maurizio Bernardelli Curuz, con un procedimento analogo a quello utilizzato dallo studioso. Bloccare, con una cornice, il mutamento delle figure ambigue. Altre figure minori appaiono nella penombra, a livello di imprimitura

Perché fino a pochi giorni fa
le immagini
non erano state percepite?

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Maurizio Bernardelli Curuz, studioso del Caravaggio, ha applicato, per estensione di verifica, il criterio di ricerca a livello di figure ambigue in Vermeer. Il sistema delle figure ambigue viene teorizzato e applicato, tra i primi da Leonardo, in modo sistematico come controllo e sviluppo dei fenomeni di pareidolia.

“E’ una semplice questione percettiva. Non abbiamo ritoccato né potenziato le immagini – risponde Maurizio Bernardelli Curuz – Il nostro occhio, di fronte alla massima luce riflessa, anche di fronte a un quadro, si comporta come in natura: aumenta la chiusura del diaframma. Aumentando la chiusura del diaframma gestisce meglio il punto di luce ma ciò che è in penombra appare meno evidente. Tutto ciò che non è luce è ombra profonda. Come vedere cosa c’è nella penombra? Schermando la violenza del lume. Ho iniziato a lavorare con questo sistema su Caravaggio. Attenuando i bianchi violenti, emergono figure e costrutti voluti dal pittore, evidentemente sia per motivi tecnici – il movimento dei riflessi in penombra – che per l’inseimento di piccole figure simboliche che ammiccavano al committente o che costituivano materiale auto-biografico di autografia. Detto semplicemente: il lume massimo ci spara negli occhi. Attenuando il lume bianco, il nostro occhio si abitua alla penombra ed è in grado di leggere gli oggetti in una stanza calata nella semioscurità o gli elementi pittori presenti in un dipinto. Così avviene per l’orecchino di perla di Vermeer”.
“E’ molto più di un gioco – spiega lo studioso – Certo, la fonte di curiosità è notevole. Definire oggi, con certezza, il quadro di Vermeer come una conversazione amorosa è già molto, pur in linea con le intuizioni della scrittrice che ha dedicato un romanzo a questo dipinto. Be’, aveva ragione lei. L’opera racconta una storia d’amore. Ma possiamo andare al di là di questa pur curiosa annotazione critica e portarci a un concetto più importante: l’attenuazione del lume ci consente di vedere cose che non vediamo e che sono sotto il nostro sguardo. Caravaggio o Vermeer ci insegnano, insomma, a guardare, al di là del massimo lume. O al di qua. Ad evitare di essere ingannati da percezioni convenzionali. Ad andare oltre. Andare oltre il luogo comune percettivo, filosofico o politico. Superare l’inganno della convenzione. ”
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E’ un tema che appassiona. L’opera di Vermeer “La ragazza con l’orecchino di perla “ha dato ispirazione ad importanti pubblicazioni che ci sentiamo di consigliarvi, quali ad esempio il romanzo di Tracy Chevalier (La ragazza con l’orecchino di perlaqui trovi il link al libro) o lo splendido catalogo edito da Taschen (“Vermeer”Qui il link al libro). La maggior parte dei suoi quadri (tutti riprodotti in questo libro) mostra donne appartenenti alla classe media alle prese con le loro occupazioni quotidiane. Vermeer elenca i compiti e i doveri di queste donne, e gli imperativi di virtù a cui la loro vita era soggetta, evocando al contempo i loro sogni inespressi e i loro contrastanti mondi interiori.

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