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L’arte dei brüsafer

Viaggio alla scoperta dell’arte dei brüsafer, sapienti manipolatori del duro metallo che iniziarono ad operare, in provincia di Brescia, nella zona della Franciacorta. Nella prima puntata, i profili di Bara, Barborini, Bellini e Bonometti


I brüsafer hanno arricchito di pregevoli manufatti molte dimore, dotandole di cancelli, cancellate, comignoli segnatempo, insegne, ringhiere, lanterne… ancor oggi oggetto di attenzione e studio. A tener viva la tradizione del ferro battuto, la scuola “Francesco Richino”, fondata nel 1876 a Rovato dalla Società operaia industriale agricola allo scopo di formare maestri falegnami, decoratori, restauratori, e anche brüsafer, sostantivo dialettale, traducibile letteralmente come “brucia ferro”, nome che deriva dall’inserimento nel fuoco del pezzo da battere. Già numerosi in quel tempo, e se ne tramandano i nomi o gli scotöm, soprannomi che diventano quasi un cognome o un marchio: a Bornato, Camignone, Carzago, Gussago, Monticelli, Ome, Passirano, Provaglio, Timoline, Torbiato e Zocco operava un solo fabbro, due erano attivi in Adro, Calino, Cologne, Colombaro, Erbusco, Nigoline, Paderno, tre a Villa Pedergnano, quattro a Coccaglio. Fra Ottocento e primo Novecento, ben quaranta gli artigiani del ferro in Rovato. Per iniziativa di Aldo Caratti, maestro indiscusso del ferro battuto, i brüsafer franciacortini fondano nel 1979 la propria associazione, cui aderiscono pure Sergio Bara, Silvano Bellini, Vittorio Cornali operanti in Rovato, Giuseppe Barborini di Villa Pedergnano, Ettore Ghitti di Nigoline, Pietro Tedeschi di Erbusco, Andrea Ussoli di Paderno Franciacorta. Sparsi nella provincia bresciana altri brüsafer, che si sono affermati in occasione di concorsi, pervenendo a notevole popolarità.

BARA Sergio. Associato ai brüsafer di Franciacorta, opera in Rovato. “Nel mestiere di fabbro, sebbene considerato fra i più umili – dichiara -, trovo piena soddisfazione. E più lo esercito e più lo amo”. Accanto ai manufatti dell’usuale commercio, dalla sua fucina fuoriescono figure umane stilizzate, schematiche sagome di animali rivelanti cognizione delle più avanzate ricerche artistiche.

BARBORINI Giuseppe. Attivo in Villa Pedergnano, fa parte dei brüsafer di Franciacorta. Ritiene doveroso impegnarsi nella lavorazione del ferro per produrre, almeno in parte, ciò che nel nome della Franciacorta hanno realizzato i nostri antenati. Tramite la sua fantasia e abilità, il duro metallo acquisisce scioltezza di linee, leggerezza di movenze caratterizzanti varie suppellettili, godibili nella quotidianità.

BELLINI Silvano. Rovatese, ha avuto come maestro d’arte Aldo Caratti, nella cui bottega ha lavorato quattordici anni. Ha quindi iniziato attività propria, continuando la tradizione del ferro battuto; dalle sue mani vengono creati pregevoli cancelli, balconi, ringhiere, attrezzi per camini ma anche gradevoli sculture poste ad adornare ville e giardini. Bellini vanta decenni di servizio presso la scuola “Francesco Richino” ed è succeduto ad Aldo Caratti nella presidenza dei brüsafer di Franciacorta. Le composizioni suggerite dalla sua fantasia, figure femminili in particolare, si animano di sinuose movenze proponendo a volte richiami simbolici.

BONOMETTI Giuseppe. Artigiano del ferro e poeta della scultura è stato definito Giuseppe Bonometti, nato a Gussago nel 1944. Se per lui è motivo d’orgoglio aver prodotto il cancello, il leggio e la croce della quattrocentesca chiesa della Cerezzata di Ome (1984), non di meno dalla sua spontaneità sgorga testimonianza della quotidianità del “piccolo mondo” in cui vive: contadini al lavoro nei campi, animali, fiori abbarbicati a spuntoni di roccia o raccolti in vaso. Opere esposte in note sedi; come l’Abbazia di Rodengo Saiano che ha accolto San Benedetto, il ricovero per anziani della stessa località (Santa Teresa), l’ex convento camaldolese di Gussago che acquisì Fuga in Egitto, oggi proprietà privata. Dal 1977 presente a rassegne cittadine e provinciali, Bonometti ha poi esteso partecipazioni a manifestazioni in Firenze e Milano, allestendo al tempo stesso personali a Iseo (Castello Oldofredi, 1979), Cremona (Galleria Il Poliedro) nello stesso anno, invitato come ospite d’onore a Concesio, per la rassegna indetta in favore dell’Unicef. Anche Ome e Rodengo Saiano lo hanno avuto partecipe a mostre del 1980 e 1981. Come scrive Gianfranco Caffi, Giuseppe Bonometti ha costruito un proprio linguaggio plastico, innervato qua e là di energiche risonanze naif. Stilemi riscontrabili anche nell’impegnativo Cenacolo, dove gli Apostoli animano un’antologia di espressioni dei volti vibranti, sotto la regia dell’autore. Il quale ha realizzato in Gussago il monumento agli invalidi sul lavoro, eretto in via Peracchia, nei pressi della piazza principale, e inaugurato nel 2004.

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