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Leonardo da Vinci – La pittura contesta Dan Brown. E la collana della Gioconda


intervista di Costanzo Gatta

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Il celebre film ricavato dal Codice Da Vinci di Dan Brown. L’autore è “accusato” di falso. Stile parla con Alessandro Vezzosi, direttore del Museo Ideale Leonardo da Vinci, dei possibili errori legati alla parte pittorica, tralasciando altre affermazioni (Leonardo Gran Maestro della Prioria di Sion, omosessuale, negromante, inventore di strumenti di tortura, ipocrita per motivi venali, ecc).

Dan Brown scrive che “tutte le descrizioni di opere d’arte e architettoniche rispecchiano la realtà”. Vero o falso? Da tempo affronto una per una le citazioni e le affermazioni. In base ai dipinti e ai documenti e alle recenti scoperte non solo intendo chiarire quanto nel best-seller corrisponda alla realtà storica o all’invenzione, ma da questo colgo occasione per comunicare reinterpretazioni e ancora nuove segnalazioni su diversi aspetti della vita, del pensiero e dell’opera del genio di Vinci.



Lei ritiene che Monna Lisa sia il ritratto di Leonardo vestito da donna? Quindi un messaggio di androginia e una fusione dei due sessi? Basta mettere a confronto il probabile Autoritratto conservato nella Biblioteca Reale di Torino (conosciuto solo dal 1840) con il volto della Gioconda del Louvre (che però non è la Monna Lisa descritta dal Vasari), databili entrambi verso il 1515 per vedere la sciocchezza di questa ridicola affermazione, anche di alcuni studiosi e “scienziati” che sembra non abbiano occhio.

Si parla di una collana che Monna Lisa avrebbe avuto al collo. Che ne pensa? Nel libro di Dan Brown si legge che l’esame ai raggi X della Monna Lisa del Louvre rivelerebbe come in origine il personaggio ritratto portasse una collana con l’immagine in lapislazzuli di Iside. Sarebbe un particolare che poi Leonardo avrebbe coperto. Ebbene, nella radiografia del dipinto del Louvre la collana non c’è.

Radiografia della testa della “Gioconda”

Radiografia della testa della “Gioconda”

Qual è la sua opinione sulla Gioconda del Louvre? È idealizzata, è come opera infinita. Mi sono convinto che essendo stata dipinta per Giuliano de’ Medici, non sia la prima Dama al balcone di Leonardo del 1502-1506 (cioè il ritratto di Monna Lisa Gherardini, con le ciglia tanto famose ed esaltate da Vasari, con le colonne ben più visibili ai lati, così come le ritroviamo nelle opere di Raffaello verso il 1505-1507), bensì un’opera non anteriore al 1513.





Da dove nasce l’idea di un processo letterario-artistico a certe affermazioni contenute nel Codice Da Vinci? Con il Museo Ideale da anni facciamo “Processi al mito di Leonardo”. Sia ben chiaro: non a Leonardo, ma al mito e alla retorica, alle leggende e agli equivoci che ne deformano la conoscenza. Anche i libri di storia dell’arte ignorano molti aspetti del vero Leonardo. Ho tenuto conferenze, dibattiti in diverse sedi a partire dal 2004 sul tema del vero-falso nel Codice Da Vinci, per evidenziare che la realtà di Leonardo 500 anni fa risulta ben più fantastica del romanzesco Dan Brown di oggi. Anche di recente abbiamo rappresentato l’accusa in processi teatrali, con l’avvocato Giampiero Ballotti, giudice, e la scrittrice Sandra Landi per la difesa.

Quali i risultati? Interesse e successo ovunque. Ma la maggior parte del pubblico continua a credere che nel Cenacolo, accanto a Gesù, ci sia la Maddalena e non San Giovanni.

Come spiega questa cosa? Ritengo che la dolcezza della figura dell’apostolo Giovanni sia dovuta non a un’identità criptica, ma alla tecnica pittorica di impiegare lo stesso disegno per soggetti diversi. Nell’Ultima cena vi sono dodici apostoli, ed è ovvio che alla destra di Cristo sia rappresentato Giovanni con quella grazia giovanile che lo avvicina al volto della Vergine delle rocce. La sovrapposizione di questi due volti conferma come modelli maschili e femminili fossero tecnicamente interscambiabili nelle botteghe del Rinascimento, anche in quella di Leonardo. Perché sempre lui come bersaglio? Guardiamo invece un Cenacolo inciso da Dürer, il “Leonardo tedesco”, nel 1510. C’è Gesù che tiene fra le braccia una figura sconvolta dall’emozione: lì si potrebbe parlare di Maddalena…

Come giudica il libro? Non lo considero un capolavoro di letteratura bensì di marketing, ma sarebbe un errore ignorarlo quando decine di milioni di persone, anche colte, ne sono condizionate. I turisti a Milano e Parigi sovente entrano in Santa Maria delle Grazie e al Louvre con il Codice di Dan Brown in mano, o almeno nella mente.

Ha qualche merito Dan Brown? Non si può negare che il Codice Da Vinci abbia creato un fenomeno, facendo appassionare a Leonardo un pubblico distratto o che credeva si sapesse tutto sul protagonista del Rinascimento. Al di là dei terribili fraintesi che paradossalmente si trasmettono come verità, ha riacceso il desiderio di conoscere e di sapere.

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