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Michelangelo, origine contesa: nacque a Caprese o in un castello nei pressi della Verna?


Nel “Tondo Doni” di Michelangelo (1504), in alto a destra si riconosce il profilo di un monte: il Sasso della Verna, nei pressi di Chiusi. Per alcuni studiosi, un omaggio dell’artista al luogo natale

Nel “Tondo Doni” di Michelangelo (1504), in alto a destra si riconosce il profilo di un monte: il Sasso della Verna, nei pressi di Chiusi. Per alcuni studiosi, un omaggio dell’artista al luogo natale

Aggiudicarsi la gloria di essere la terra natale del grande Michelangelo Buonarroti, rappresenta, è comprensibile, un più che valido motivo per la contesa che storicamente contrappone Caprese in Valtiberina e Chiusi in Casentino. Se l’ipotesi oggi più accreditata, quella maturata tra Otto e Novecento, sancita e tradotta da un Regio decreto del 9 febbraio 1913, attribuisce a Caprese l’indiscusso onore di avere generato il grande genio dell’arte rinascimentale, un approfondito studio quinquennale, svolto da Andrea Manetti e recentemente confluito in un piccolo volume (Michelangelo nasce in Casentino. Storia delle contese tra Chiusi e Caprese, Edizioni Polistampa, 216 pagine) riporta in attualità quella sostenuta concordamente da tutti i biografi fino al XVII secolo, ovvero che Michelangelo Buonarroti è nato nel Casentino, nel castello di Chiusi Nuovo, vicino al Sasso della Verna.

Inventori e artisti hanno proceduto sempre su territori paralleli e in alcuni casi, come in Leonardo da Vinci, un ruolo non poteva esistere senza un altro. Ma certamente, per noi occidentali, le invenzioni più patafisiche e sorprendenti sembrano quelle degli archimedi giapponesi


L’autore della ricerca, che è Ispettore archivistico onorario per la Toscana, è stato protagonista di una lunga e onerosa ricerca volta al tentativo di ricostruire una verità storica che nel corso del tempo ha assunto i caratteri di un vero e proprio giallo. Per cinque anni lo studioso ha dunque imboccato diverse direzioni di indagine che lo hanno portato ad esplorare gli ambiti di varie discipline, dalla viabilità antica all’archivistica alla storia locale, alla ricerca di punti di contatto capaci di sollevare il velo di oblio che nasconde la realtà di alcuni fatti. Manetti ha cercato di venire a capo di un dilemma noto ai biografi del passato, alimentato da testimonianze spesso confuse e discordanti. E le conclusioni a cui è giunto, sebbene egli non ritenga definitivamente conclusa l’indagine, paiono non lasciare dubbi intorno al fatto che l’attribuzione a Caprese del primato sia stata dovuta ad una notizia diffusa improvvisamente all’alba del diciottesimo secolo, non suffragata da alcuna prova, che inizialmente fu catalogata dagli studiosi come ‘curiosa notizia’, ma che dopo circa mezzo secolo fu ripresa come certa da alcuni personaggi di spessore del panorama culturale del tempo, che non ne fornirono comunque mai le necessarie indicazioni bibliografiche. Secondo la ricostruzione riportata nella ricerca Michelangelo fu partorito dalla madre Francesca nella notte del 6 marzo 1475, durante il viaggio a cavallo che da Firenze la portava insieme al consorte Lodovico (Podestà di Chiusi e Caprese) al castello di Caprese.

Il parto avvenne dopo una caduta da cavallo avvenuta nel territorio del castello di Chiusi, come documentato da numerose fonti, tra le quali spiccano quelle francescane, ignorate per secoli. Ma cosa ha condotto invece a credere fin’ora che il primato spettasse a Caprese? Agli inizi del Settecento comparve un’annotazione attribuita a Filippo Buonarroti (pronipote di Michelangelo, scomparso nel 1737), che a sua volta avrebbe attinto alle poi smarrite ricordanze di Lodovico, padre del genio, in cui veniva riportato che egli fu battezzato a Caprese. Inoltre, in prossimità dei festeggiamenti per il quarto centenario della nascita di Michelangelo comparve improvvisamente una prova che venne giudicata inconfutabile, ovvero “L’atto di natività mandato a Michelangelo in Roma, ai 16 di aprile del 1548, dal suo nipote Leonardo…”.



Il documento, nonostante fosse stato giudicato apocrifo da alcuni sostenitori di Chiusi fu accettato come valido e indusse gli amministratori di Caprese a richiedere l’onore di potersi fregiare della denominazione “Caprese Michelangelo”, onore concesso, come già ricordato, nel 1913. Ora la questione è nuovamente aperta. Spetterà a chi di dovere procedere agli accertamenti necessari e decidere come riparare al torto subito da Chiusi.

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