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Modigliani veri o falsi? L’occhio infallibile di Carlo Pepi. Ecco perchè spara meglio di Buffalo Bill

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Modigliani da bere. Commerci, studi, smerci, liquori, film e polemiche artistiche al mercato dell’Est (seconda parte)

“…Alla fiera dell’est, per due soldi, un topolino mio padre comprò
E infine il Signore, sull’angelo della morte, sul macellaio
Che uccise il toro, che bevve l’acqua, che spense il fuoco
Che bruciò il bastone, che picchiò il cane, che morse il gatto
Che si mangiò il topo che al mercato mio padre comprò”

Angelo Branduardi

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di Roberto Manescalchi

“…Come sai sui disegni nessuno si azzarda a dare pareri perché poi, quando il giudizio è delegato al tribunale, spesso e volentieri, va a finire che risultano autentici anche i falsi… Comunque questo è falso come il buco del culo!”

Così sentenziava, senza se e senza ma, un mio amico livornese, modiglianista prezioso e di lungo corso a proposito di un disegno, presunto tale, di Modigliani recentemente in asta di cui gli avevo mostrato la foto (il disegno era in asta e poi fu ritirato). Io non disdegno la frequentazione dei “portuali” – si fa per dire – livornesi che trovo arguti, intelligenti, caustici, sinceri e, soprattutto, definitivi. I livornesi sono come il mare che fa vittime perché è di tutti, ma non per tutti. E questo incipit – a testimonianza della difficoltà di valutazione di un disegno e o dipinto – è il motivo guida di tutto questa seconda parte del mio saggio dedicato a Modigliani e Carlo Pepi.

Carlo Pepi:

Nella reggia di Sua Maestà Carlo Pepi, il cacciatore mondiale di falsi Modigliani

Carlo è un “vecchiaccio maledetto” (ma questo posso scriverlo solo io e guai a chi me lo tocca) che ha “l’occhio” – dono di natura – per riconoscere immediatamente il vero dal falso (Fot.1, Carlo Pepi raffigurato in uno sportello di contatore del Gas o dell’acqua tra le due vetrine di una prestigiosa galleria livornese)
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ed è in effetti talmente padrone del dono da poter asserire, senza tema di smentita, di non essersi mai sbagliato e direi che, nel caso di Modigliani il suo dono è facilitato da precise e precipue, inimitabili, caratteristiche del grande maestro livornese che, fondamentalmente è impossibile da falsificare.

Cfr.: l’intelligente studio di Claudio Catalano:

www.academia.edu/12355661/Larmonia_nascosta_di_Amedeo_Modigliani

“No, non conosco Carlo Pepi, non l’ho mai incontrato, non ho mai letto o visto alcun contributo o pubblicazione fatta da lui su Modigliani. Di sicuro, non lo considero un esperto di Modigliani o un conoscitore del Maestro…” così il grande collezionista ungherese Joseph Gutmann in una recente intervista del 5 ottobre 2019 comparsa su Repubblica a firma di Marco Lignana:

genova.repubblica.it/cronaca/2019/10/05/news/falsi_modigliani_parla_il_super_collezionista_indagato_tutti_veri_i_miei_quadri_da_oggi_piu_difficile_fare_mostre_in_ita-237707308/

Con tutto il rispetto possibile e immaginabile vorrei far notare a Gutmann e in parte anche all’intervistatore, che, a mio avviso in modo inopportuno, si astiene dal commentare, che se Gutmann ignora la perizia, le pubblicazioni e i cataloghi di Pepi sui Macchiaioli, su Fattori (maestro da cui Modigliani muove) e su Modigliani stesso – oltre cento preziosi testi – la colpa non può essere ascritta certamente a Pepi. Il Gutmann, nella detta intervista, cita Christian Parisot come studioso di riferimento di Modigliani e lo fa più che correttamente avendo effettivamente Christian prodotto una quantità impressionante di contributi sull’argomento in oltre cinquanta anni di studio. Allora ci fa specie che non sappia o faccia finta di non sapere il come i due abbiano collaborato per diversi anni. La scena del crimine, si fa per dire, la casa natale di Modigliani a Livorno dove i due hanno operato a lungo e in contemporanea. Calo Pepi dirigeva il piccolo ma estremamente significativo museo… in Fot. 2 lo vediamo ad una delle finestre in occasione dell’esposizione di una corona in ricordo della nascita di Amedeo e più esattamente il 12 luglio 1990.
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Molti dei cataloghi di mostre, saggi e o libri di Pepi contengono infatti anche testi (in special modo prefazioni e presentazioni, di Christian Parisot). Ci sembra quindi gravemente scorretto liquidare il nostro “vecchiaccio” in due balletti (Fot.3, Carlo Pepi assieme a Jeanne Modigliani figlia dell’artista e sua erede universale).
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Ristabilito velocemente l’ordine delle cose ad esclusivo beneficio della storia e degli storici dell’Arte, anche se tra i due (Pepi – Parisot) i rapporti non paiono più, per vari ordini di motivi, essere certo idilliaci, aggiungiamo immediatamente che:

1) Carlo è sanguigno e collerico un po’ come tutti i toscani. Non è un “botolo ringhioso” perché non è di Arezzo ed è normotipo, ma delle terre tra Pisa e Livorno porta in sé tutti i difetti e non sono pochi. Noi siamo tizzoni ardenti della stessa rovente pasta e a noi Carlo va benissimo così… voi munitevi di adeguate molle nel caso vi venisse voglia di provare a maneggiarci.

2) Carlo dice quel che pensa senza tanti giri di parole e per questo ha molti nemici. Non so se esagera che sembra vederli dappertutto o se, nell’immaginario della sua personalissima microstoria – ognuno ha la sua – se ne crea più di quanti in realtà ne abbia. Certo è che più sono e meglio è. Molti nemici molto onore recita un vecchio adagio e uno contro tutti è il massimo in cui si possa sperare. Per non dire che qui, da queste parti, c’è solo da ricordare, inoltre ed in aggiunta, che nessuno ha paura di niente fin dal tempo degli etruschi!

3) Carlo ha sempre ragione in virtù del suo occhio che gli consente visioni ad altri spesso precluse. Oggi si tende a sostituire l’occhio del connoisseur con il tecnico di laboratorio e l’analista, ma ci dimentichiamo troppo spesso che questo non è possibile per definizione. Pochi considerano il come la scienza, quasi sempre, ponga più problemi di quanti sia in grado di risolvere. Pochi giorni fa mi è stata mostrata una crosta di infima qualità, ma i materiali ed i pigmenti erano assolutamente compatibili con quelli usati da Raffaello (e la sua bottega) ed il tecnico di laboratorio (primario e quotato laboratorio) così concludeva: “in base agli esami effettuati e nei limiti della metodica utilizzata, nulla osta per una eventuale attribuzione a Raffaello Sanzio” (Vieni avanti cretino! il canonico -sic!- in questo caso non basta!)… Come nulla osta? Tutto osta a meno di considerare Raffaello un imbrattatele! Nella fattispecie, ritornando al nostro, l’occhio, per la valutazione di un disegno di Modigliani, è fondamentale… per lo meno lo è ancora e Carlo ha ragione.

4) Con questo suo “modus operandi” tuttavia, pare che Carlo abbia tirato su nei dintorni di Livorno tutta una genia di “modiglianisti talebani” puristi fondamentalisti, pur tuttavia privi della capacità critica e dell’occhio esperto di Carlo nonché ovviamente del necessario retroterra di studi. Talebani che dai social sentenziano senza se e senza ma sentendosi già eredi del vecchiaccio, ma non disponendo dell’eccezionale umano vissuto che al vecchio ha consentito una straordinaria conoscenza di artisti ed opere. Di opere Carlo ne ha collezionate e ne possiede tutt’ora circa trentamila – messe assieme in una vita di corsa, operosissima ed instancabile – che conserva finanche sopra la tazza del water del bagno di casa (Fot. 4).
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Poco male che ormai tutti sanno che attraverso i social, come più o meno sosteneva Umberto Eco, anche gli imbecilli hanno acquisito diritto di parola… basta ignorarli! L’unica cosa, se mai, è che bisognerebbe si ricordassero che le sentenze vanno rispettate, poi vedremo perché, e che i giudici (tribunale) sono li apposta e per convenzione (legge) per dire qual’è la verità e che la stessa non è e non può essere nella disponibilità di tutti. Certo le sentenze e le regole possono essere sbagliate e ne possono sempre essere scritte di migliori e o più giuste, ma a forzare le regole non possono, per idiosincrasia e incompatibilità di terminologia, essere i talebani. Lo può fare -può tentare di farlo-, di tanto in tanto e in esclusiva, qualche ‘maître à penser’ dotato di sofisticate chiavi di lettura e di adeguato supporto culturale. Insomma per fare un esempio pratico il bozzetto che non ci piace (Fot.5), ma che il tribunale di Venezia ha autenticato è buono ed è un autentico Modigliani… i talebani devono farsene una ragione!
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Per quel che ci riguarda… potete già anticipare al Presidente del Tribunale della Serenissima che non figurerà nel nostro catalogo ragionato delle opere del maestro dovessimo mai, nei prossimi quindici anni, portarne a compimento uno perché, sia ben chiaro, noi non siamo talebani e a riguardo Carlo si è espresso con rapidità e chiarezza… lo poteva fare? Noi che non siamo modesti, nati rompicoglioni, forziamo le regole come e quando ci pare. Abbiamo dalla nostra un età che ci consente di poterlo fare!

L’occhio, specie se educato ed esercitato, non si sbaglia su eleganza, misura, armonia ed equilibrio del segno. Modigliani è inimitabile malgrado permanga, fino alla morte, nella produzione artistica del maestro, la necessità di molteplici ricerche parallele. Ricerche che, in presenza di tecniche e metodiche espressive diverse, potrebbero generare un qualche dubbio in un occhio poco allenato.

A cosa ci serve che la scienza ci dica che un foglio di carta è compatibile con una carta usata e o in produzione al tempo di Modigliani se non siamo in grado di vedere che quel foglio, ancorché coevo, non porta i segni dell’artista, ma porta invece quelli dell’imitatore che lo ha riempito magari soltanto ieri? Niente! La scienza è assolutamente impotente ve lo assicuro e non continuiamo su come si possa falsificare un disegno e trarre in inganno chimici ed analisti per non agevolare delinquenti abituali che avrebbero poi anche la pretesa della conoscenza. Ci sono poi, oltre agli studi e alle ricerche portate avanti in contemporanea da Modì, a complicare notevolmente le cose… Le tecniche di riproduzione. Riproduzioni attraverso le quali per lo più si veicola negli studiosi la conoscenza delle opere del maestro. Fino a tutti gli anni settanta del Novecento le tecniche di riproduzione di un disegno, ma anche di un dipinto erano talmente primordiali ed infedeli che, privi di cognizione di causa, i non esperti possono facilmente prendere fischi per fiaschi. Uno zincografo (Fot.6) che dosa male una morsura può stravolgere la natura del disegno riprodotto nel suo clichés e che l’operazione possa rendere pesante un segno flebile o viceversa tanto da non poter riconoscere l’originale attraverso la sua brutta riproduzione è quasi nella normalità delle cose.
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La riproduzione fotografica, specie nei primi decenni del Novecento, può essere affetta da distorsioni ottiche e prospettiche che possono allungare e o ridurre notevolmente le dimensioni di un lato rispetto ad un altro del foglio che contiene il disegno e falsare non poco l’equilibrio di una composizione che deformata potrebbe trarre in inganno circa l’autore dell’originale mal riprodotto. Per quanto riguarda i dipinti, fino a tutti gli anni sessanta del Novecento, a meno di costosissime operazioni di riproduzione difficilmente poste in essere dagli editori, le pellicole di quadricromia affidate al pennello di pur abili e scafati cromisti… ve le raccomando. Perché tutto quanto sopra? Perché spesso le autentiche e o i pareri circa un disegno o un dipinto, sono state fatte sulla base di riproduzioni e non di originali (magari sulla base di fotografie in bianco e nero per dipinti ovviamente a colori). Vado da Pepi e siccome mi onora della sua amicizia mi mostra un’infinità di libri e cataloghi sull’opera del livornese. Senza indugio e senza tanti complimenti è solito fare una bella croce e o barrare con una x (croce di Sant’Andrea, ma sempre caustica croce), direttamente sui cataloghi/libri della sua preziosa biblioteca, disegni, che reputa falsi. Ecco… Pepi ha un occhio impressionante e non sbaglia (ancora non lo abbiamo beccato e forse non ci sarà mai dato di farlo). Non gli frega niente a Pepi della possibilità insita in una brutta riproduzione… se lo dice lui è falso e punto. Intanto che scrivo lo sento che sentenzia: “…gli è falso e te lo dico io!” Ma Pepi è Pepi e gli altri? Tutti gli altri a cominciare da Paul Alexandre (Fot.7 al centro)
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Tutti gli altri hanno avuto l’occhio di Pepi? Paul era medico dermatologo. Se c’è il timbrino rosso di Paul Alexander e la sua numerazione… sono indubbiamente autentici. Il ritornello è sulla bocca di tutti i modiglianisti, ma sono realmente condizioni necessarie e sufficienti un cazzo di timbrino, la numerazione apposta sul foglio dal dermatologo? Per l’amor del cielo… assolutamente si che nessuno ha voglia di perder tempo (ce ne resta purtroppo poco) tra tribunali e querele. Tuttavia… ne parleremo certamente ancora.

A Pepi, altri si sono poi comodamente accodati, dobbiamo sicuramente le clamorose denunce che hanno portato:

1) al sequestro dei quadri esposti a Palermo (Fot 8). Opere di cui non ci pare neanche il caso di discutere per manifesti ed evidenti motivi.
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2) alla chiusura della mostra di Genova e al processo, forse del secolo in tema di falsi e falsificazioni in riferimento all’opera di Modigliani. Certamente della più importante inchiesta giudiziaria posta in essere negli ultimi decenni al proposito. Non vogliamo entrare nel merito della stessa, ma una cosa almeno ci sia concessa: mai abbiamo sentito dire che l’autenticità o meno di un dipinto possa essere connessa anche alla congruità della cornice che gli consente di stare appeso a una parete. Ci spieghiamo meglio: poniamo che mai ci capiti di entrare in possesso di un’opera di Modigliani. Se anche l’opera fosse in una cornice coeva e la stessa fosse stata scelta da Modi in persona, finché la proprietà privata resterà sacra nell’ordinamento giuridico del nostro mondo, ci sentiremo in diritto di poterla cambiare a nostro gradimento (magari personalmente eviteremo con cura di farlo) senza per questo poter accettare che un qualsivoglia perito possa sostenere che la nostra opera sia falsa. Così fosse e sembra che sia, più che falsa l’opera saremo propensi a considerare poca cosa il perito che avesse l’ardire di tale tesi. Ma noi non siamo fortunatamente coinvolti e le parti stanno affilando le lame in vista delle udienze. Ci pare, stando alle cronache, che possano essere stati adottati rituali e comportamenti (cornici insegnano) piuttosto disinvolti che potrebbero inficiare i teoricamente corretti presupposti delle denunce di Carlo. A tre anni dal sequestro dei dipinti e della chiusura anticipata della mostra a Palazzo ducale di Genova dalla stampa abbiamo notizia che il processo inizierà il prossimo 21 gennaio. Son già passati quasi quattro anni e nella malaugurata ipotesi che intervenga la prescrizione e che tutto vada a puttana le opere sotto sequestro vere e false dovrebbero essere riconsegnate ai legittimi proprietari e se questo dovesse avvenire le stesse torneranno certamente in circolo arricchite di ulteriore pedigree. La sequenza: esposte, sequestrate perché false, riconsegnate dopo processo… produce la verità, in chi troppo spesso non va a fondo delle motivazioni, che il processo abbia sentenziato il loro essere autentiche.

https://www.ilsecoloxix.it/genova/2020/09/22/news/modigliani-al-via-processo-sulle-opere-sequestrate-a-genova-1.39336594

Prima di continuare con Pepi e la sua recente attività è il caso, tuttavia di ben precisare, una volta per tutte, il significato di qualche termine. Significato che i talebani, ma anche i giuristi, spesso ignorano:

-Autentica: Si tratta di un opera interamente dell’epoca a cui si riferisce (priva di qualsivoglia intervento successivo) e totalmente della mano dell’autore cui la medesima è ascritta.

-Originale: Si tratta dell’opera d’arte di un determinato artista e del quale reca in se tutte le caratteristiche stilistiche… la definizione può essere, in qualche modo confusa con la precedente, ma per i puristi del linguaggio esistono tra le due evidenti e diverse “sfumature di grigio”.

-Replica: si tratta della riedizione di un prototipo originale sempre di mano dell’artista che ha posto in essere l’originale.

-Copia: opera che riproduce l’autentica/o o l’originale o la replica di un determinato autore, ma eseguita da artista diverso. La copia in origine è eseguita per studio, mera accademia/interessi culturali privati e o intenti di divulgazione, ma se lontana nel tempo, causa passaggi di proprietà, si potrebbe verificare che possa essere oggetto di tentativo di accreditamento come autentica, originale e o replica… nel qual caso si trasformerebbe in falso.

-Attribuita/Attribuibile a: L’indicazione denota un opera eseguita in un tempo in cui la sua esecuzione è compatibile con l’operare di un determinato artista e a lui riconducibile a detta degli esperti (ne vorrei considerare almeno 3) che lo ritengono l’esecutore più probabile.

-Firmata: la firma garantisce l’attribuzione all’artista nominato (sempre che della medesima firma sia stata verificata, senza tema di smentita, l’autenticità).

-Scuola e o bottega di: si tratta di opera di un allievo e o di un artista che gravita nell’ambiente di un determinato maestro che, nell’opera (di scuola o bottega), è citato in maniera diretta.

-Seguace di: indica l’opera che per caratteri stilistici è riconducibile all’operare di un artista che ripropone, tenta di farlo, il modus operandi di un dato maestro.

-Falso: si tratta di un opera eseguita totalmente ex novo con l’intento di sostituire un qualsivoglia manufatto con fini speculativi fraudolenti.

-Riproduzione: opera realizzata con mezzi fotomeccanici e o informatici tipica dei nostri giorni di valore irrisorio.

-D’apres: si tratta di una copia (concepita in età moderna) che non è plagio né falso perché arricchita dalla vena artistica e dalla personalità di chi l’ha posta in essere. Per lo più si tratta di citazioni colte ed originali (in Fot. 9 il d’apres di Marcel Duchamps dalla Gioconda di Leonardo da Vinci).
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Non pensate che stante la casistica sopra enucleata le cose siano facili che non lo sono affatto ed il giudice che può parlare d’arte in virtù delle funzioni che gli è concesso per legge di espletare non ha pur tuttavia il dono dell’onnipotenza (riservato in esclusiva al buon Dio e non sempre… solo per i credenti!) ed ha certamente bisogno al fianco di un connoisseur e non di un perito talebano… ci spieghiamo meglio:

Da una lettera di Antonio Pico della Mirandola ad Isabella d’Este, scritta il 27 giugno del 1496, apprendiamo del come Michelangelo avesse realizzato un cupido dormiente. Inutile raccontare tutta la storia e tutti i passaggi. Certo è che l’opera fu invecchiata ponendola per un certo tempo sotto terra e poi venduta ad una cifra spropositata come reperto della classicità ellenistica al Cardinale Raffaele Riario che subì evidentemente una truffa e a cui fu venduto un falso.

Ora succederebbe che

a) secondo il talebano, il falso sarebbe sequestrato e distrutto in ossequio alle normative

b) secondo una persona ragionevole e di buon senso basterebbe la lettera di Antonio Pico della Mirandola ad Isabella d’Este per decretarne il dissequestro e la salvezza

c) secondo il connoisseur l’opera sarebbe giudicata di valore inestimabile e restituita al legittimo proprietario. Quello che secondo alcuni, senza certezze, sarebbe il Cupido dormiente di Michelangelo lo potete vedere in Fot 10 (Mantova Museo della Città).
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Noi crediamo che solo un pazzo, di fronte ad un simile falso, seppur creato per lucro e inganno, Michelangelo o meno, potrebbe ordinarne il sequestro e ardire di pensare alla sua distruzione. Si… bisognerà pur prendere atto, prima o poi, che ci sono falsi e falsi.

Ci sono poi nella enormità degli oggetti classificati come opere d’arte i non ben definiti. Capolavori che non sono autentici e neppure falsi, opere che sono nuove ed antiche, realizzazioni a più mani, originali e di bottega… gli alieni non ben identificabili ed ecco in Fot. 11 il più emblematico che ci sia mai capitato.
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Purtroppo le foto non sono datate e siamo costretti a mere ipotesi circa la loro esatta successione cronologica.

Nella prima a sx si vede il dipinto che pare integro (in quella che pare la sua veste originaria). Sul manto della vergine, dipinto con buona evidenza, appare sulla spalla la Stella da cui Stella Maris. Potremmo azzardare bottega del Verrocchio e Lorenzo di Credi solo per velocità e semplificazione dovuta alla natura dell’articolo in essere pur nella difficoltà dell’analisi di una foto del tutto inadeguata.

Nella seconda in bianco e nero al centro la Vergine non è più dipinta ma disegnata alla maniera di Leonardo. C’è stata una pulitura? La figura è stata sostituita da un modello tendente ad accrescere il valore del dipinto che ora potrebbe essere classificato come Leonardo ed aiuti?

Infine la terza a dx ci mostra lo stesso dipinto con l’evidente ricomparsa di colore. Dove lo avrà recuperato il colore il moderno restauratore? Poniamo che lo stesso che ci è ignoto si chiami Mario Rossi lo potremo considerare un Mario Rossi? Un d’après di Mario Rossi? No perché mancherebbe il riferimento originale che in questo caso sarebbe addirittura incorporato e facente parte del d’après e poi francamente… la vena artistica di cui dovrebbe essere arricchito il modello originale ci pare carente (pensiamo alla Gioconda che ha caldo al culo di Marcel Duchamp di cui abbiamo già detto – Il titolo è sostanzialmente un gioco di parole, infatti le lettere L.H.O.O.Q. pronunciate in francese danno origine alla frase Elle a chaud au cul -). Non ci capiamo niente, su quest’opera eppure noi non riusciremmo a mandarla distrutta e avessimo il dipinto, presumibilmente oggi si tratta della versione a destra lo appenderemmo volentieri nel salotto buono di casa anche se ben consapevoli che si tratti di amplesso orgiastico.

Talebani di tutto il mondo uniti, un dipinto più discutibile ci pare difficile da trovare, ma non credo che se i carabinieri bussassero al portone degli americani, che sembra lo conservino, gli stessi se lo lascerebbero sequestrare

In coda una iniziativa che ci pare interessante e che segnaliamo: “Dalla Macchia a Modì”. Questo il titolo della mostra (Fot. 12) che è stata inaugurata a Montecatini Terme, sabato 5 settembre alle 17.00 al Moca (Montecatini Terme Contemporay Art) e che speriamo sia prorogata che stante le note chiusure non crediamo possa essere stata visitata da molti. “… per la mostra ho messo a disposizione cinquanta opere, tra cui due Modigliani ed un quadro di Giovanni Fattori che è fondamentale nella Storia dell’Arte…” Così Carlo Pepi dichiarava a Valentina Spina per La Nazione (Montecatini Terme) del 3 settembre 2020.
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Carlo, malgrado i suoi molti detrattori è vivo, vegeto, pericolosissimo per i falsari in circolazione, e ancora, anche se a qualcuno dispiace, produttivo.

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