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Nuovi ambienti scoperti dagli archeologi nella villa romana di Bibione, legata alla ricchezza della pesca

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Questa primavera l’Istituto di Archeologia dell’Università di Ratisbona (Regensburg) ha portato a termine una prima campagna di scavi presso una villa di epoca romana a Bibione, località litoranea, in provincia di Venezia. Sono emersi nuovi risultati soprattutto riguardo al periodo tardoantico, in cui l’impianto residenziale non solo continuò ad essere abitato ma fu pure ingrandito. Lo comunica la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’Area metropolitana di Venezia e per le Province di Belluno, Padova e Treviso.

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Lavori di scavo in corso a Bibione (Dirk Steuernagel)

Le indagini di scavo sono durate tre settimane. Con la concessione del Ministero della Cultura e in stretto accordo con la Soprintendenza competente gli archeologi di Ratisbona hanno collaborato sul campo con i colleghi dell’Università di Padova. Decisivo per la realizzazione degli scavi è stato anche il generoso sostegno logistico dei proprietari e dell’affittuario della tenuta Valgrande.

Gli scavi hanno interessato un’area di circa 40 m2, aperta a lato di un settore della villa già noto e parzialmente visibile. Il team italo-tedesco, sotto la guida del prof. Dirk Steuernagel, ha potuto così individuare nuovi ambienti pertinenti al primo impianto della residenza romana, databile agli inizi del I secolo d.C., e ad un ampliamento di epoca tardoantica.

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La villa sorgeva sul fianco meridionale di un’antica duna di sabbia (il “Mutteron dei Frati“), probabilmente risalente all´epoca preistorica. Essa venne realizzata dunque in prossimità dell’antica costa dell’Adriatico, mentre l’odierna spiaggia di Bibione, formatasi nei secoli successivi, dista varie centinaia di metri.

La villa prosperò verosimilmente grazie alle risorse del mare, in particolare con la pesca e l’allevamento di pesci, come sembra indicare peraltro il ritrovamento di pesi di terracotta per le reti. Le imponenti strutture murarie, realizzate in pietra del Carso e di Aurisina e il lussuoso arredo delle stanze, decorate da affreschi e mosaici, testimoniano allo stesso tempo le elevate possibilità economiche dei proprietari.

La villa di Bibione offre quindi importanti informazioni riguardo all’insediamento di età romana nella regione nordadriatica.

Il sito era già noto da molto tempo. Le prime menzioni di scoperte archeologiche fortuite si hanno nel Settecento. In seguito, furono intrapresi scavi a più riprese, diretti dall’allora Soprintendenza Archeologica del Veneto, tuttavia senza mai riuscire a indagare sistematicamente l’intero complesso inserendolo nel suo ambiente naturale antico e nel quadro delle floride attività economiche e commerciali di allora. Proprio a tale scopo gli archeologi di Ratisbona e di Padova hanno ora elaborato un esteso programma di ricerca che coinvolge anche esperti di geologia, geografia e scienze naturali. Insieme alla Soprintendenza ABAP per l’Area metropolitana di Venezia, si è cominciato già nel 2018 a rilanciare le ricerche sulla villa marittima condividendo i dati archeologici disponibili, riprendendo le questioni aperte e sviluppando nuove prospettive anche per la possibile valorizzazione futura del sito nella cornice naturalistica di grande pregio della Valgrande. Nel corso di due anni, si sono svolte indagini preliminari di diverso tipo, tra l’altro prospezioni geofisiche e primi saggi di scavo, dirette dalla Soprintendenza.

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Pesi di terracotta, per reti da pesca, fotografia Francesca Pandolfo

Nel novembre 2021, una squadra italo-tedesca, coordinata dalla prof. Maria Stella Busana dell’Università di Padova, ha condotto ricognizioni archeologiche nell’entroterra della villa, nel Comune di San Michele al Tagliamento, individuando altri siti frequentati in epoca romana e studiando i materiali raccolti per meglio definire la loro cronologia e funzione. Nello stesso periodo, i geofisici di Padova hanno svolto sotto la direzione della prof. Rita Deiana nuove prospezioni geoelettriche, che hanno aiutato a identificare le aree poi interessate dallo scavo.
Per proseguire le ricerche gli archeologi di Ratisbona hanno fatto richiesta di finanziamento presso la principale istituzione tedesca preposta alla promozione della ricerca scientifica.

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