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Quattro coronati, i santi dipinti che proteggono la massoneria


Nanni di Banco, Quattro Santi Coronati, 1409-1417, Firenze, Museo di Orsanmichele

Nanni di Banco, Quattro Santi Coronati, 1409-1417, Firenze, Museo di Orsanmichele

I quattro Santi Coronati appaiono misteriosamente tanto in affreschi, quanto in sculture e dipinti, fino a giungere al complesso serbatoio iconografico della massoneria, dalla quale sono stati indicati – in virtù di una consonanza “corporativa” – quali protettori celesti. In alcuni dipinti sono raffigurati come un gruppo di artefici (scalpellini, carpentieri e muratori) che viene annientato dalla violenza dei pagani soldati imperiali a causa dell’adesione al Cristianesimo. In altre realizzazioni artistiche vengono rappresentati nelle stesse pose dei Padri della Chiesa.


La presenza di quattro uomini in solenne posizione eretta, quale appare in scultura, può indurre in errore, facendo ritenere di essere al cospetto dei quattro evangelisti, anche se nelle opere sono completamente assenti libri o, ancora, le tre figure di animali e l’angelo che costituiscono i consueti attributi degli estensori dei Vangeli. Privi di riferimenti d’immediata percezione appaiono nel gruppo marmoreo di Nanni di Banco, scolpito tra il 1409 e il 1417 per una delle nicchie esterne della chiesa di Orsanmichele, a Firenze. Per le statue, Di Banco assunse il taglio degli eroi dei ritratti romani e della statuaria classica. A completamento, anche semantico del gruppo, vennero inserite, come bassorilievo, nel “Tabernacolo dei fabbri” (1410-1414) scene di bottega di scalpellini, in riferimento sia alle vicende dei santi martiri che ai committenti, cioè il gruppo di artefici che faceva parte dell’Arte dei Mestieri di Pietra e Legname. Siamo forse ancora lontani dal misterioso nodo di sangue e di conoscenze occulte che i massoni avrebbero proiettato suoi Quattruor.

Jacopo Giacomo Ligozzi, Il Martirio dei Santi Coronati, 1596

Jacopo Giacomo Ligozzi, Il Martirio dei Santi Coronati, 1596

Il martirio dei quattro Santi Coronati, dipinto nel 1596 da Jacopo Ligozzi (Verona, 1547 – Firenze, 1627) si dispiega più ampiamente nella narrazione: acquisendo i modi manieristici del Rosso e del Pontormo, il pittore di origine veneta ricostruisce la drammatica vicenda dei martiri dividendo la scena del dipinto in due sezioni: l’area inferiore, in cui si consuma il drammatico martirio, e il mondo superno, il quale assiste compartecipe all’estremo sacrificio.
I quattro Santi, in primo piano, sono flagellati non solo dai carnefici di Diocleziano, ma anche dall’eloquenza della luce che evidenzia le drammatiche torsioni dei corpi causate dal dolore, le mani che chiedono pietà, i volti sofferenti dei compagni di lavoro che presenziano alla brutale esecuzione. Tutto questo orrore viene celestialmente indirizzato a una Causa superiore dalla presenza soprannaturale della Vergine.
Complessa e non univoca è la ricostruzione della storia delle vittime. Secondo alcuni testi furono otto i personaggi che subirono il martirio; in alcuni apparati iconografici, accanto ai quattro dell’iconografia più diffusa, si materializza una quinta presenza, un artefice che subisce lo stesso destino. I Coronati, la cui vicenda trova fonte in una testimonianza del IV secolo, divennero poi punto di riferimento non solo per la cosiddetta massoneria operativa – costituita da manodopera altamente specializzata nella realizzazione di complessi cantieri – ma pure della massoneria speculativa che, allontanandosi progressivamente dal mondo concreto dell’ars aedificandi, trasformò i segreti e i riti di costruzione in apparati simbolici volti a cogliere le consonanze tra l’azione realizzata dai muratori (in francese maçon, termine dal quale deriva il sostantivo che designa la massoneria) e l’edificazione dell’uomo nuovo.


La testimonianza pittorica di Ligozzi si avvicina alla versione originaria dei fatti del martirio. Nella regione della Pannonia, verso il 304, quattro scalpellini lavoravano alle cave di marmo. Questi damnati ad metalla erano Sinforiano, Claudio, Nicostrato e Castorio, cristiani non dichiarati che vivevano in un territorio attualmente compreso tra Austria e Ungheria, a sud-ovest del Danubio. I quattro avevano dimostrato abilità tecniche superiori, al punto che l’imperatore Diocleziano, recatosi in Pannonia, li aveva inquadrati celermente tra i grandi artisti dello scalpello. Aveva a loro chiesto di scolpire una statua dedicata al Sole. Un’ altra persona rimase colpita dalle capacità straordinarie dei quattro. Era Simpliciano, uno scultore appartenente al cantiere pannonico, che li seguì tanto per le loro competenze, quanto per le virtù salvifiche offerte dalla fede cristiana, praticata dal piccolo gruppo. Come i tre moschettieri, imbattibili grazie all’arrivo di D’Artagnan, i quattro scultori si sentirono completi e coesi grazie alla figura dello sculture-ammiratore Simplicius. L’invidia e il sospetto degli altri operai della cava di marmo non tardarono comunque a manifestarsi.

 

L'affresco che raffigura i Quattro Santi coronati, nell'omonima basilica romana

L’affresco che raffigura i Quattro Santi coronati, nell’omonima basilica romana

Si crearono dissapori e nacquero due fazioni opposte: una che appoggiava i cinque scalpellini e che ne seguiva il Credo, l’altra che li accusava di praticare la magia. Frattanto l’imperatore, soddisfatto dai lavori eseguiti, commissionò al gruppo una grande statua dedicata al dio pagano Esculapio. In seguito a questo incarico l’astio, che era stato in parte represso dagli altri scultori, trovò un pretesto per manifestarsi esplosivamente. Poiché Sinforiano, Claudio, Nicostrato, Castorio e Simpliciano tardavano ad eseguire la statua di Esculapio, furono accusati di non aver accolto l’ordine dell’imperatore, in quanto cristiani. I cinque furono costretti a confessare la loro fede e a dichiarare pubblicamente il rifiuto di scolpire la statua del dio pagano. Consegnati a Lampadio, tribuno romano, vennero flagellati, giudicati empi e sacrileghi. Gli scritti agiografici narrano che Lampadio, inspiegabilmente, morì dopo aver eseguito l’ordine dell’imperatore. Diocleziano fece rinchiudere vivi i cinque scultori cristiani in casse di piombo o vasche di pietra e li fece gettare in un fiume l’otto di novembre. Si racconta che quarantadue giorni dopo la morte dei cinque martiri, Nicomede, un amico di costoro, approfittando dell’assenza dell’imperatore romano, recuperò le salme e le nascose.

Gaio Aurelio Valerio Diocleziano, dopo un anno circa, tornò a Roma e volle erigere un tempio dedicato al dio Esculapio, presso le terme di Traiano, al quale tutti i soldati dovevano fare sacrifici. A quel punto entrarono inspiegabilmente in scena quattro soldati romani che si rifiutarono di offrire sacrifici alla divinità pagana. A causa della grave insubordinazione che palesava la mancata aderenza ai culti romani, i legionari vennero crudelmente flagellati o, secondo altre versioni, dati in pasto a molossi. I loro corpi vennero lasciati insepolti. Con l’aiuto del papa Milziade, San Sebastiano raccolse le salme e le seppellì, si dice, al terzo miglio della via Labicana e, poiché questi “militi ignoti” erano morti l’otto novembre, giorno del sacrificio dei cinque martiri pannonici, il papa stabilì che fossero venerati con il nome di quattro dei cinque scultori disobbedienti: Simproniano, Claudio, Nicostrato e Castorio. Nove persone, tutte vittime del dio pagano Esculapio e del crudele Diocleziano Chi furono allora “Quattro Coronati”? Quattro dei cinque scalpellini oppure quattro legionari cristiani? La Chiesa ne sovrappose figure e culto. Viene invece riferita agli scultori-scalpellini la devozione che ai Santi Quattro Coronati viene offerta dal mondo massonico, in un’identificazione totale, in quanto considerati antenati mitici ed eroici predecessori, “muratori” che si erano rifiutati tenacemente di scolpire statue di divinità pagane. Una curiosità riguarda l’introduzione del regolamento dell’Ordine dei tagliapietra tedeschi nella quale si legge: “In nome del padre, del figliolo, dello Spirito Santo, della gloriosa Vergine Maria e anche dei quattro tagliatori giustiziati sotto Diocleziano”. In onore di questi Quatuor Coronati la Loggia di ricerca “Quattro Coronati” tiene tuttora il suo principale incontro annuale l’8 novembre. (ema.b.c.)

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