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Quell’ossicino in più. Risolto il mistero del teschio anomalo di una donna romana emerso da uno scavo

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“In questi giorni stiamo esaminando un contesto funerario altomedievale rinvenuto alcuni anni fa presso la stazione di Mandela, nelle vicinanze di Tivoli (RM). – dicono gli archeologici del Santuario di Ercole vincitore – Il cranio pressoché completo di un probabile individuo femminile di circa 50 anni d’età ha destato interesse, in quanto presenta un’anomalia relativa a un ossicino chiamato “processo stiloideo” posizionato lungo il collo.
Si tratta di una sottile proiezione ossea di lunghezza entro i 3 cm, fragile e spesso di difficile rinvenimento, perché rotta in corso di scavo o perché mancante”.

“Il suo aumento di lunghezza – nel nostro caso superiore ai 4 cm – può essere ricondotto ad una rara e sottostimata malattia nota come “𝗦𝗶𝗻𝗱𝗿𝗼𝗺𝗲 𝗱𝗶 𝗘𝗮𝗴𝗹𝗲”, descritta per la prima volta dall’italiano Marchetti nel 1652. Una condizione associata all’allungamento del processo stiloideo, o alla sua alterata inclinazione, o alla calcificazione del legamento stiloioideo; patologia che si rinviene spesso tra donne oltre i 50 anni di età.
La malattia può evolvere in due quadri sintomatici comunemente riconosciuti come la “variante neuropatica”, determinata dal conflitto che il processo stiloideo può generare con strutture nervose contigue (i nervi cranici ad esempio) e la “variante vascolare” i cui sintomi, al contrario, sono causati da un conflitto osteo-vascolare tra il processo stiloideo e la carotide interna”.

“Oggi – proseguono gli archeologi – la sindrome di Eagle si cura ricorrendo alla sua riduzione chirurgica con successiva remissione improvvisa dei sintomi, ma nell’epoca in cui visse la defunta ciò non era possibile, dunque la donna di Mandela potrebbe aver sofferto, anche per diversi anni, di dolori alla gola, al collo o all’orecchio, di frequenti sensazioni di corpo estraneo alla faringe, difficoltà di deglutizione e ipersalivazione, fino a problematiche più serie, come la comparsa di ictus”.
“In definitiva – concludono gli studiosi romani de Il Santuario di Ercole vincitore – un piccolo ossicino può svelarci una patologia anche di grave entità, tale da comportare un decadimento critico della qualità della vita stessa”.

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