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Tag Archivi: Immagini divertenti del pene

Come facevamo l’amore al tempo degli Etruschi, accusati di eccessive libertà sessuali

L'assoluta emancipazione della donna donna etrusca e una libertà di costumi, che somiglia, per certi aspetti a quella dell'Occidente contemopaneo, furono la causa di una sistematica diffamazione dei Tirreni da parte dei Greci. Il sostantivo etrusca designava, presso gli ellenici, le prostitute. Uno scrittore greco del IV sec. a.C., storico e retore, allievo di Isocrate, vicino a Filippo il Macedone, scrisse degli etruschi riferendosi all'assoluta vergognosa promiscuità in cui vivevano. Amori di gruppo, paternità indistinta, mogli bevitrici che sedevano accanto al primo venuto, durante il banchetto; nudità, rapporti sessuali in pubblico e provocazioni esibizionistiche di varia natura

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Testa di cazzi, maiolica di Francesco Urbini (1536). Fu tratta da un disegno di Leonardo?

In anticipo su Arcimboldo, Francesco Urbini, realìzzò questo composito "tutto che diventa uno", nel 1536, dipingendo un volto con la giustapposizione di un considerevole numero di peni, accolti su un piatto fondo di maiolica di Casteldurante. Si ritiene che questi giochi di composizione possano essere fatti risalire all'epoca di Leonardo, soprattutto come elementi giocosi

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Il preservativo nell’arte antica e nella storia

Al di là dell'arte a noi contemporanea, che ha spesso utilizzato il preservativo come ready-made, nell'ambito di composizioni, spesso ironiche, spesso grottesche e aggressive - come nel ritratto figurativo di Benedetto XVI, composto da 17mila profilattici colorati, accostati come tessere di un mosaico dall'artista Niki Johnson- esistono testimonianze artistiche e didascaliche ben più antiche che,accanto alle fonti scritte, fanno risalire l'uso di questi anticoncezionali e presidi protettivi a un periodo proto-storico, almeno dagli egizi in poi.

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Nei disegni della anni Venti, la nuova intraprendenza sessuale della donna

Le tavole di Reunier presentano elementi di transizione verso il Déco. Esse raffigurano le donne in atteggiamenti piuttosto aggressivi o comunque dominanti, in linea con l'idea degli anni ruggenti - 1923-1929 - dominati dal Charleston, dalle proteste delle post-suffragette, dal mutamento della linea degli abiti, sempre più sportivi e simili a quelli maschili e dal mutamento della pettinatura, con una notevole riduzione della lunghezza dei capelli,tagliati alla "maschietta".

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Albero dei peni e dell’abbondanza a Massa Marittima: significato, storia

La visione dell’opera parietale ha portato immediatamente a costatarne la singolarità e l’apparente complessità – dice Bernardelli Curuz - Abbiamo visto la prima scena, quella relativa al litigio. La seconda è rappresentata dall’albero di foglie decidue che divide lo spazio semicircolare sul quale fu steso l’affresco, pianta sulla quale prosperano due dozzine di falli in erezione, con il glande scoperto e la sacca scrotale in evidenza. L’albero è la capillare opera di convogliamento idrico di piccoli vasi nell'ambito della realizzazione di una rete idrica ordinata dal podestà

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Perchè si giocava a mosca cieca? La gioiosa testimonianza in un quadro del primo Ottocento

Tra i giochi quasi definitivamente archiviati, nella società occidentale, figura la cosiddetta mosca cieca. Il gioco stesso, nelle prime fasce d'età, tendeva ad affidare la gestione corporea, in situazione di dissimulata difficoltà -com'è quella dell'incedere notturno - a più piani sensoriali al di là della vista. Davanti agli occhi di un bambino o di una bambina, come ben sappiamo, veniva legata una fascia di stoffa che impedisse alla "mosca" di non vedere nulla, nemmeno la punta dei propri piedi. Gli altri bambini iniziavano a fuggire, normalmente in campo definito di gioco. I passi impediti e il lento, goffo incedere del giocatore, provocavano le risate di chi aveva gli occhi liberi e la possibilità di fuggire

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Thomas Rowlandson (1756 –1827). I vizi dell’uomo e della donna. Bacco, tabacco…

Con un'ironia tutta inglese Thomas Rowlandson (Londra, 1756–1827) fu uno straordinario disegnatore, anche di intense e divertenti tavole erotiche, nonchè un abile caricaturista. Senza eccessi di moralismo, ma dimostrando una netta accondiscendenza ai peccati veniali del sesso, l'artista offrì pure impianti allegorici di ottima fattura e ben orchestrati, sotto il profilo semantico, che non poco dovettero divertire i gentiluomini a lui contemporanei. Splendida operetta, questa Allegoria dei vizi, mostra un vecchio con giubba da reduce che, fumando la pipa e tenendo un bicchiere in mano penetra dolcemente, more ferarum, una gioconda signorina il cui volto non è attraversato dal peccato

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Cynthia Plaster Caster, la scultrice timida che faceva calchi dei peni di Hendrix & Co.

Fu per vincere una granitica timidezza nei confronti del mondo e nei confronti dei maschi. Attraverso la scultura e la libertà sessuale sbriciolò ogni ritegno. L'idea le venne durante un'ora d'arte, a scuola, una di quelle ore tristi in cui le sembrava che tutto il mondo le crollasse addosso. Non era facile vivere in famiglia, con un padre instabile a causa dell'alcool. Non era facile sentirsi addosso quell'America pre-'68, ancora più falsa e opprimente di quanto sia oggi. E così iniziò la sua fuga, la vittoria sulla ritrosia patologica. Cynthia Plaster Caster (il suo vero cognome è Albritton, ed è nata a Chicago, il 24 maggio 1947) intendeva, negli anni della Pop art,celebrare i peni delle grandi star del rock per farne un museo.

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Mia cara, ora ti mostro il mio orologio. L’arte della seduzione in immagini segrete

Pressati da una forte richiesta dai vicini francesi, gli svizzeri - sommi produttori di meccanismi a orologeria e di orologi - realizzarono a partire dal Settecento anche "montre" davanti-dietro, che consentivano ai proprietari di divertirsi e divertire gli amici con scene erotiche parzialmente automatiche. Lo formula più diffusa era quella di realizzare un orologio da tasca, elegante e casto, nella parte del quadrante; ma poichè il meccanismo veniva chiuso nella circolare cassa d'oro, apribile sia nella parte che scopriva la superficie sulla quale giravano le lancette che, nel verso, dove erano visibili i meccanismi, i produttori inserivano nella seconda parte, quella che rimaneva più nascosta, un cerchio di copertura dei meccanismi stessi sul quale, in lamiera più o meno preziosa, inserivano scene di sesso

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