Tag Archivi: la mamma nell’arte

Tanti auguri, mamma. Tenere scene d’amore materno nella pittura

La libertà di "sentire" e di manifestare pubblicamente l'affetto, la libertà d'amare senza etichetta e senza temere d'offendere, con questo amore, il trasporto divino, si impose tra la fine del Settecento e gli inizi dell'Ottocento. Fu anche questa una grande rivoluzione, interpretata con dolcezza e intensa introspezione dai pittori, che, un tempo, avevano quasi esclusivamente rappresentato l'amore tra Maria e il Bambino.

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Giuseppe Mentessi, il mondo sarà salvato dal sentimento e dalle donne buone. I quadri dell’anima

"Ha fatto di quasi ciascuna delle sue opere un inno all’amore, al dolore, alla pietà.- scrisse Vittorio Pica nel 1903 - Egli è dunque in ispecie artista di sentimento, non dimenticando però mai di dover essere, innanzi tutto, pittore". Nel 1891 presenta alla I Triennale di Brera il dipinto Ora triste, che segna la svolta dell’artista verso una pittura di contenuto umanitario. Nel 1895 espone alla I Mostra Internazionale di Venezia Panem Nostrum Quotidianum, ancora oggi considerato uno dei capolavori del realismo sociale in Italia, partecipando in seguito assiduamente alle edizioni della Biennale fino al 1914. Nel 1900 tocca l’apice della fama ottenendo la medaglia d’argento all’Esposizione Universale di Parigi con il dipinto Visione triste e il Premio Principe Umberto con il pastello Madre operaia

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Madonna della Tenerezza – La sfida pittorico-scultorea di Andrea Mantegna

Secondo Puppi, l'artista avrebbe "tracciato per ricalco sul verso trasparente del velino di una pergamena il profilo del gruppo per studiare, calibrare ed eseguire a tempera a colla e con oro lo sfondo archeologico del paesaggio. Definiti questi – magari, per le antichità, attingendo al documentato “libretto” di modelli, e con finezze stilistiche che non tradiscono il punto formale attestabile all’avvio dell’ultimo decennio del Quattrocento – il pittore potrebbe essere passato a “riprodurre”, a punta di penna e ad inchiostro bruno, i segni combinati del bulino e della puntasecca connotanti le “dramatis personae”

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Michelangelo e il Novecento. Le proiezioni del Nichilismo e della reificazione Pop

"Merciful Dream (Pietà V)" di Jan Fabre, realizzata in marmo bianco di Carrara, riproduce la celeberrima Pietà del 1499 in scala 1:1. L’iconografia, che prevede il volto della Vergine trasformato in teschio e quello del Cristo sostituito dal ritratto dell’artista, apparve ad alcuni, durante la prima presentazione veneziana del 2011, irrispettosa, quando non addirittura blasfema. Altri ne videro una toccante meditazione sulla morte, rappresentazione quanto mai umana del dolore materno, della disperata richiesta di poter barattare la propria morte con quella del figlio

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Vantininiano – I baci dell’amore che non muore mai

Il cimitero Vantiniano di Brescia è il primo complesso monumentale funerario sorto in Italia, dopo l'edito napoleonico di Saint Cloud. In esso hanno lavorato artisti di grande fama tra i quali Ettore Ximenes, Abbondio Sangiorgio, Odoardo Tabacchi, Giuseppe Croff, Antonio Tantardini, Democrito Gandolfi, Gaetano Matteo Monti. Le opere

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