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Tommaso Nocentini, i disegni nella Firenze macchiaiola alla corte di Sua Maestà Giovanni Fattori

Giovanni Fattori, la macchia, i macchiaioli e l’Accademia Fiorentina in una inedita testimonianza di un piccolo gruppo di disegni di Tommaso Nocentini datati 1894-1901 (Fot.1)

di Roberto Manescalchi
Di Tommaso Nocentini nulla ci è dato di sapere: Forse qualche ulteriore notizia potrebbe essere appresa consultando i registri del tempo che chissà dove sono? In biblioteca di Accademia? In Archivio di Stato? Dispersi? Alluvionati? Roba da topi d’archivio che non ci è mai interessata che il mestiere non è il nostro… unicuique suum!

Di sicuro Tommaso non risulta essere artista celebrato e non è ricordato neppure nel novero dei Macchiaioli meno conosciuti e o degli accademici cultori della tradizione. Eppure dalle sue prove (Fot.2)

Fot.2

emerge la figura di un artista e disegnatore colto e raffinato. Artista lo fu sicuramente – quantomeno provò ad esserlo -, almeno per un periodo della sua vita ed esattamente dal 1894 al 1901 gli anni in cui sono datate le sue prove ed in cui frequentò, forse con una qualche interruzione, i corsi dell’Accademia Fiorentina (Fot.3).

Fot.3

Fu sicuramente allievo di Augusto Burchi il Nocentini che, oltre al timbro dell’Accademia, le sue prove recano quasi tutte il suo visto. Di Augusto Burchi sappiamo qualche cosa di più che gli archivisti si sono premurati di farci sapere che fu un onesto ed operoso decoratore nel solco della tradizione. Il Burchi partecipò al restauro del cortile e degli sguanci delle finestre della sala del Consiglio in Palazzo Vecchio, quello del cortile della villa Petraia presso Castello e alla risistemazione del palazzo Medici Riccardi. Le decorazioni di alcune sale di palazzo Guadagni Riccardi, di palazzo Strozzi, di palazzo Bastogi, villa Resse a Vallombrosa, villa Bartolini Salimbeni a Dicomano, tra gli altri, contribuirono a dargli una certa notorietà, e gli valsero, il professorato presso l’Accademia. Erano anni in cui era anche molto attivo nell’ambiente dell’Accademia Giovanni Fattori (Fot.4).

Fot.4

Il gigante della pittura italiana di fine Ottocento era relegato in una fredda e malandata stanza con un soffitto basso e pieno di ragnatele cui si accedeva, attraverso un cortile e da una piccola porta di quella che oggi è via Cesare Battisti e che allora ci pare di ricordare fosse Via della Sapienza. La piccola porta è oggi sormontata dal suo busto in bronzo opera di Fosco Tricca che fu figlio del suo amico Angiolo Tricca nel novero dei primi macchiaioli e caricaturista degli stessi al caffè Michelangelo di via Larga oggi Cavour. Il già vecchio Fattori, morirà nella sua stanza alla veneranda età, almeno per il suo tempo di ottantatré anni nell’agosto del 1908. La leggenda ‘avvolto in un mantello di lana nera arrivava al mattino e si sedeva davanti al cavalletto in una poltrona sfondata. Con gesto teatrale , tirava fuori dalla tasca un taccuino. Un taccuino per gli schizzi, prendeva i pennelli e si metteva a dipingere sotto lo sguardo affascinato di Oscar Chiglia, di Modigliani e di tutti gli altri allievi (Fot.5),

Fot.5

che avevano per lui un’ ammirazione ed un rispetto senza limiti’. * Poco sappiamo di Modigliani di quel periodo ed una ricognizione nelle carte dell’Accademia sarebbe cosa buona e giusta. Sembra che abbia visitato chiese e musei come era solito fare e che si sia interessato di architettura (Fot.6).

Fot.6

Quell’esercizio strano di imprigionare lo spazio ed asservirlo ai propri bisogni. Ci piacerebbe sapere che cosa pensasse il giovane Modigliani della doppia cupola di Brunelleschi, del fuori piombo della torre di Arnolfo, del palazzo di via Larga di Michelozzo e o dell’inno al sole tributato da Alberti sul fronte di Santa Maria Novella. Che Modigliani abbia studiato la scultura e la pittura classica è fuori di dubbio e l’architettura viene di logica conseguenza. Certamente interesse pregnante verso quest’arte (quantomeno verso la rappresentazione di particolari architettonici) ebbe il giovane Tommaso Nocerini (Fot.7) come attestato dalle dodici sue prove (in collezione privata) a corredo di questo articolo (Fot.8).

Fot.7

Fot.8

Ma il probabile interesse comune per l’architettura oltre alla possibile coincidenza del periodo di frequenza in Accademia non è l’unico legame che accomuna i due giovani. In una delle prove di Nocerini, infatti, appare come per incanto il cavallo, mulo o ciuco che sia di Giovanni Fattori (Fot.9).

Fot.9

Non è il segno di Fattori, ma tracciato comunque da un’abilissima mano è certamente il tributo di un giovane al grande maestro presente in Accademia. Certamente allievo di Augusto Burchi – in alcune delle sue prove compare anche il visto di un non meglio conosciuto V.Bolsi (ci pare di leggere dalla firma, ma se sapessimo leggere non avremmo bisogno dei topi d’archivio che tanto bistrattiamo e che invece di leggerci i documenti pretendono di rubarci il mestiere di storici)… certamente allievo di Augusto Burchi, ma con la testa e con il segno nella stanza di Fattori e nel mondo dei macchiaioli (Fot.10). Fregi architettonici, facciate e decori con un segno che più che segno evoca in modo assolutamente precipuo la pittura del movimento che supera e travalica l’Accademia (Fot.11).

Fot.10

Fot.11

Non va oltre Nocentini e non è Modigliani sia ben chiaro, ma è certamente stimolo per approfondire le frequenze di quegli anni di quello che diverrà il primo artista del Novecento. L’Accademia, invece, sembra non aver smesso di pisciarsi addosso e sembra continuare l’esegesi di minuscoli insignificanti pittori da quattro soldi. C’è passato anche Modigliani per quelle stanze ed è uno dei giganti di quel luogo. Un gigante non troppo lontano nel tempo ci recuperate qualche testimonianza fiorentina del suo transito per la città? Ha mai incontrato Giovanni Papini e gli intellettuali della sua cerchia alle Giubbe Rosse? Più facile il si che il no e del resto il giovane Modigliani aveva già una solidissima formazione da intellettuale a tutto tondo ad opera della lunga frequenza con l’illuminato e colto nonno Isacco Garsin. E Tommaso Nocentini? Ci pare che ci sia un abisso tra il segno di questo giovane sconosciuto (Fot.12)

Fot.12

che Modigliani potrebbe aver frequentato e quello del celebrato – nel catalogo della recente mostra livornese – Isaac Ancher che, invece, Modigliani certamente non ha mai incontrato. Non va oltre Nocerini e non supera la “macchia” forse cambia addirittura mestiere che di lui non resta traccia e non sembra sia capitato a Montparnasse dopo la morte di Modigliani, non fu collezionato da Netter e venduto da Zboroswski, ma per noi vola (ha volato) ventisette cieli sopra… almeno per qualche anno… di sicuro nel tempo di Modigliani e Fattori a Firenze (Fot.13).

Fot.13

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