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Un palazzetto del tennis del Cinquecento trovato dagli archeologi nel parco del palazzo reale

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I resti di due campi di pallacorda, diretto ascendente del tennis, sono stati portati alla luce in queste settimane dagli archeologi francesi dell’Inrap sull'”isolotto di Saint-Vincent”, a Blois.
Blois è un comune francese di 48 108 abitanti, capoluogo del dipartimento del Loir-et-Cher, nella regione del Centro-Valle della Loira.

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L’area del palazzetto. La struttura ad arco, alla nostra sinistra, costituisce parte del tamburo, che favoriva i rimbalzo della palla © Joël David – Olivier Denux, Inrap

“L’area di 6.250 mq è vicina al cuore della città medievale e moderna, ma al di fuori dello spazio racchiuso dalle mura duecentesche. – dicono gli studiosi dell’Inrap – Le aree scavate occupano la base del versante meridionale e il fondo della valle dell’Arrou, affluente della Loira oggi incanalato. Si estendono ai lati di un’antica strada e, in parte, negli antichi giardini reali rinascimentali”.
“I secoli XV e XVI furono un periodo cruciale nella storia della città e del sito. – proseguono gli archeologi dell’Inrap – Con l’ascesa di Luigi XII nel 1498, Blois divenne la città-residenza del sovrano. Questo nuovo status portò alla costruzione di molti palazzi in città ma anche in settori meno densamente sviluppati, in particolare la valle dell’Arrou. Questa realizzazione richiese lavori di livellamento e notevole elevazione del terreno. Sull’altro lato della strada si svilupparono progressivamente i giardini reali e, all’inizio del XVI secolo, vi furono allestiti due campi da tennis”. L’età d’oro di questo gioco con la palla va dalla fine del XV secolo alla metà del XVII secolo. Inrap ha già studiato cinque campi da tennis: a Versailles (quello di Luigi XIII), Marsiglia, Rennes, Villers-Cotterêts e Chinon.

“I resti mostrano due stati con un importante cambio di programma. – continuano gli archeologi francesi – La prima sala è dotata di un’area giochi larga 6 m e lunga quasi 26 m, rivestita di piastrelle in terracotta e delimitata da un ballatoio lungo la facciata orientale. La seconda stanza nasce dall’ampliamento dell’edificio la cui area di gioco misura oggi tra 8 e 9 m di larghezza e 30 m di lunghezza. Tre gallerie delimitano poi l’area di gioco, lungo i lati corti e sempre su quello più lungo, ad est. Di fronte, un elemento architettonico molto caratteristico, il tamburo, attrezza il nuovo edificio. Questo offset complica il gioco favorendo i rimbalzi. Infine, per comodità, l’originalità dei due edifici è quella di avere latrine integrate nella galleria principale”.

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